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Vera e propria miniera

· Testi liturgici e culto francescano ·

Con la pubblicazione del Franciscus liturgicus le Editrici francescane colmano un vuoto sensibile in ordine soprattutto alla storia del culto di san Francesco d’Assisi e all’immagine che di lui è stata diffusa nel corso dei secoli. Lo scrive Felice Accrocca aggiungendo che la liturgia — lo si dimentica troppo spesso — era il più potente volano di diffusione nel Medioevo e fu per lo stesso Francesco fonte non solo di spiritualità e di preghiera, ma anche di cultura. Mostrai diversi anni fa come l’affermazione contenuta dell’Officium Passionis, per cui Cristo era nato per noi lungo la via («natus fuit pro nobis in via»: XV, 7), sia stata da lui attinta dalle Homiliae in Evangelia di Gregorio Magno, in specifico dall’homilia VIII, incentrata su Luca 2, 1-14, pronunciata dal Pontefice al popolo nel giorno di Natale «nella basilica della Beata Vergine Maria».

Matthias Stomer, «San Gregorio Magno» (1630-1640 circa)

Tale omelia era contenuta integralmente nell’Ordinario della Curia Romana, come testimonia il Breviarium regulae, un grosso breviario per il coro trasmesso dall’attuale codice assisano 694 (ricostruito aggiungendovi anche parte del codice 693), usato dai minori e copiato prima della canonizzazione di Francesco (luglio 1228), da cui sono state poi esemplate le altre copie: l’omelia gregoriana è la seconda delle quattro letture patristiche proposte per la notte di Natale, assieme a testi di san Leone Magno, sant’Ambrogio, sant’Agostino. Quando Francesco, assieme ai suoi, ascoltava l’ufficio liturgico nelle chiese, udì dunque — e non una volta sola — l’omelia di Papa Gregorio, da cui trasse la convinzione che poi trasmise nell’Officium Passionis.

I due volumi recentemente pubblicati costituiscono un contributo di prim’ordine, non solo per gli studiosi della materia, ma anche per tutti coloro che subiscono il fascino della figura di Francesco e sono sensibili alla sua proposta spirituale. Tra i due, spicca naturalmente il primo (Franciscus liturgicus. Editio fontium saeculi XIII. A cura di Filippo Sedda con la collaborazione di Jacques Dalarun, Padova 2015, pagine 552, euro 75), nel quale trovano posto una gran quantità di testi distribuiti in sei sezioni: una vera e propria miniera d’informazioni non solo sui testi stessi, ma sui testimoni della tradizione manoscritta.

Il secondo volume (Fonti liturgiche francescane. L’immagine di san Francesco d’Assisi nei testi liturgici del XIII secolo, a cura di Marco Bartoli, Jacques Dalarun, Timothy J. Johnson e Filippo Sedda, Padova, 2015, pagine 256), non meno utile del precedente almeno ai fini di una seria opera di divulgazione, oltre ai saggi di Jacques Dalarun (Dal Francesco storico al Francesco della storia, pp. 9-28), di Timothy J. Johnson (Il Francesco pregato, pp. 29-65) e di Marco Bartoli (Francesco «forma Minorum». I testi liturgici francescani nella storia dell’Ordine dei Frati Minori, pp. 67-94), riporta quindici testi in traduzione italiana (in gran parte dovute a Filippo Sedda) che così consentono un contatto più diretto con le fonti anche ai molti che non hanno più dimestichezza con il latino.

Franciscus vir catholicus et totus apostolicus: per secoli i frati hanno celebrato il loro santo fondatore con il testo di Giuliano da Spira, aiutati dalla musica e dal canto. Grazie a questo coraggioso progetto editoriale, la loro voce ora raggiunge pure noi.

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19 novembre 2019

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