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Ventimila pagine scomode per la Fed

· In un dossier prestiti anche alle banche libiche ·

Per la prima volta dal 1914 la Fed dà un volto alle banche che hanno avuto accesso alla finestra del tasso di sconto, uno dei primi strumenti utilizzati dalla Banca centrale per far fronte alla crisi finanziaria. L’istituto guidato da Ben Bernanke ha dovuto rivelare i dati su ordine della Corte Suprema, che ha respinto la richiesta di riservatezza. Si tratta — dicono gli esperti — di documenti fondamentali per fare luce su una fase molto delicata della storia della finanza americana.

Le oltre 25.000 pagine pubblicate coprono dal 7 agosto 2007 al 10 marzo 2010 e mostrano come non solo molte banche europee, ma anche l'Arab Banking Corp (istituto controllato per il 59,3 per cento dalla Libia) abbiano attinto dai rubinetti della Fed, che all’istituto libico ha concesso almeno cinque miliardi di dollari. Attraverso la finestra di emergenza la Fed è arrivata a prestare nell’ottobre 2008, sulla scia del fallimento di Lehman Brothers, in un solo giorno 111 miliardi di dollari, di cui quasi la metà a Dexia (26,5 miliardi di dollari) e a Depfa, divisione di Hypo Real Estate Holding (24,6 miliardi di dollari). Il 15 settembre 2008, il giorno del fallimento di Lehman, l’austriaca Erste Group è ricorsa due volte alla finestra del tasso di sconto, ogni volta per due miliardi di dollari. Hanno beneficiato della finestra del tasso anche Société Générale, Bank of Scotland e Deutsche Bank, che il 5 febbraio 2008 ha ricevuto 455 milioni di dollari. IndyMac Bancorp, la prima importante banca commerciale a fallire durante la crisi, ha ricevuto dalla finestra del tasso di sconto 500 milioni di dollari l’11 luglio 2008, il giorno in cui è fallita. Tra l’8 e il 10 luglio la banca aveva avuto accesso in altre occasioni alla finestra della Fed e ricevuto come prestito maggiore 450 milioni di dollari. Nella settimana seguente alla nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, Us Bancorp è stata una dei principali clienti.

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