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Ventidue bambini
uccisi nello Yemen

· La condanna dell’Onu per il raid aereo a Durhaymi ·

L’Onu condanna l’uccisione, ieri, di almeno 22 bambini e quattro donne nei raid aerei della coalizione saudita nel sobborgo di Durhaymi, nello Yemen. In una nota dal Palazzo di Vetro di New York, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha aperto un’inchiesta su quanto accaduto. «Serve un’indagine imparziale, indipendente e rapida», ha dichiarato Guterres nella nota. I bambini continuano a essere le principali vittime delle violenze nello Yemen.

Durhaymi, dove sono ammassati migliaia di civili sfollati dall’assedio di Hudayda da parte delle forze della coalizione, si trova vicino al porto di Hudayda sul mar Rosso. Sulla drammatica vicenda sono intervenuti anche il sottosegretario generale per gli affari umanitari dell’Onu, Mark Lowcock, e l’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Tutti, ha precisato l’Unicef, stavano scappando dalle violenze che da marzo del 2015 insanguinano lo Yemen.

Secondo l’emittente televisiva locale al Mayadin, i raid aerei sauditi hanno ucciso nelle ultime ore 31 civili. La guerra, nonostante fragili tregue, ha già provocato oltre 18.000 morti, di cui almeno 11.000 civili, e oltre tre milioni di sfollati su una popolazione di poco superiore ai 25 milioni di abitanti, devastando in maniera sistematica un paese da tempo classificato tra i più poveri del mondo. Considerato già il più basso del Medio oriente prima dell’inizio della guerra, il prodotto interno lordo yemenita negli ultimi mesi è sceso del 35 per cento.

La vita oggi è molto difficile: acqua corrente ed elettricità scarseggiano, il cibo non si trova, il prezzo della farina è quadruplicato. «Una catastrofe senza precedenti», ha scandito di recente Stephen O’Brien, vicesegretario per gli affari umanitari dell’Onu.

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