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Venezuela
a un passo dal default

· ​Nulla di fatto alla riunione tra governo e creditori ·

A Caracas una donna scrive sul braccio delle persone l’ordine per entrare nel supermarket (Afp)

Si è concluso con un nulla di fatto l’atteso incontro di ieri convocato dal governo del Venezuela con i creditori internazionali che attendono dal paese guidato dal presidente, Nicolás Maduro, il rimborso di 60 miliardi di dollari. La riunione, a porte chiuse e durata poco meno di mezz’ora, è terminata senza accordi e senza un piano per il futuro, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti. Si è parlato di un possibile nuovo incontro, ma al momento non è stata fissata alcuna data. Al summit è intervenuto il vicepresidente venezuelano, Tareck El Aissami, che non ha proposto nessun meccanismo concreto di rifinanziamento o ristrutturazione del debito estero in mano ai privati. Secondo fonti di stampa, El Aissami ha nel suo intervento accusato l’amministrazione di Donald Trump di avere «organizzato una persecuzione finanziaria» contro il Venezuela, dove il prodotto interno lordo è in caduta libera da anni e l’inflazione oscilla tra il 700 per cento e il 1100 per cento annuo. El Aissami ha, di fatto, ripetuto la posizione di Maduro, ribadendo che «Caracas intende continuare a pagare puntualmente, ma allo stesso tempo vuole aprire una trattativa con i suoi creditori». Due giorni fa, il presidente Maduro aveva annunciato in un intervento televisivo l’intenzione di rinegoziare e rifinanziare l’intero debito estero. E stamane, dopo il fallimento dell’incontro, l’agenzia internazionale di rating Standard&Poor’s ha dichiarato il Venezuela in default selettivo «per il mancato rimborso di 200 milioni di dollari di interessi sui prestiti obbligazionari», in scadenza nel 2019 e nel 2024. L’agenzia ha spiegato di avere concesso un mese di tempo a Caracas per procedere ai pagamenti. 

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23 novembre 2017

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