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Venezuela sulla via
del dialogo

Spiragli di distensione nella crisi venezuelana. In seguito a un accordo tra alcune istituzioni, la Corte suprema ha annunciato il passo indietro: rivedrà le disposizione mediante cui, pochi giorni fa, aveva esautorato il parlamento. 

L’accordo è stato sollecitato anche dal presidente Nicolás Maduro, che ha dichiarato di non sapere nulla dell’iniziativa della Corte suprema. I rappresentanti delle istituzioni si sono riuniti ieri nella sede del Consiglio di difesa e hanno deciso di «esortare il Tribunale supremo di giustizia (la Corte suprema, ndr), a rivedere la decisione al fine di mantenere la stabilità istituzionale e l’equilibrio dei poteri», come si legge nel testo dell’accordo. Il Consiglio di difesa era stato convocato d’urgenza da Maduro dopo le numerose proteste organizzate dall’opposizione antichávista e le critiche internazionali. «Io non sapevo nulla né delle sentenza della corte suprema né delle dichiarazioni della procura» ha spiegato Maduro in un intervento televisivo subito dopo il vertice delle istituzioni. Il presidente ha assicurato che «in Venezuela sono pienamente in vigore la costituzione, i diritti civili e politici e i diritti umani». Maduro non ha però perso l’occasione di «respingere qualsiasi attentato all’indipendenza» del paese e ha denunciato le ingerenze straniere che mirano a «generare una tensione interna, a provocare un colpo di Stato». Gli Stati Uniti, ha aggiunto, «restano a guardare a distanza e inviano una coalizione di destra a fare il lavoro sporco». La decisione del tribunale, di netto orientamento antichávista, aveva scatenato l’indignazione dell’opposizione, dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dello stesso procuratore generale, Luisa Ortega Díaz, che ha definito l’operazione «una violazione della costituzione», pur essendo stata una sostenitrice del successore di Hugo Chávez.

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21 settembre 2019

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