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Venezuela in fiamme

· Ancora scontri tra manifestanti dell’opposizione e unità antisommossa del governo ·

Il Venezuela è nel caos. Dopo le violenze dei giorni scorsi, con morti e feriti, l’opposizione continua a manifestare sfidando le unità antisommossa messe in campo dal governo. Anche ieri migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Nicolás Maduro, l’indizione di elezioni anticipate, la restituzione dei poteri al parlamento, la liberazione dei prigionieri politici e l’istituzione di corridoi umanitari per cibo e medicine. 

Corteo antigovernativo nella strada principale di Caracas (Ap)

La risposta del governo è stata affidata alle forze dell’ordine che hanno caricato i manifestanti quando ancora si stavano concentrando in diversi punti di Caracas.
Nel corso degli scontri che si sono verificati nella zona di El Valle, bande armate hanno inoltre assaltato il reparto di maternità e infanzia di un ospedale dove erano ricoverati 54 bambini. Lo ha denunciato su twitter il ministro degli esteri Delcy Rodriguez, attribuendo le responsabilità dell’assalto agli oppositori del presidente. Rodriguez ha inoltre comunicato che Maduro «ha ordinato l’evacuazione dell’ospedale». Secondo i media locali, durante gli scontri sono stati saccheggiati negozi e i manifestanti hanno eretto in strada barricate incendiando pneumatici.
In questo clima di instabilità è arrivata dagli Stati Uniti la notizia che la General Motors ha deciso di sospendere tutte le sue operazioni in Venezuela, dopo che il governo ha «inaspettatamente sequestrato» la sua fabbrica locale, con una misura definita «arbitraria» e «illegittima» dall’azienda americana.

Il precipitare della situazione è stato commentato dal presidente colombiano e premio Nobel per la pace, Juan Manuel Santos, che in un tweet ha scritto: «Sei anni fa lo dissi a Chavez: la rivoluzione bolivariana è fallita». Dopo quella del capo della Casa Bianca, Donald Trump, condanne alla violenza sono arrivate da tutto il mondo. «Basta scontri, serve il dialogo», è stato l’appello del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Mentre il ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano, ha affermato di seguire «con forte preoccupazione» la situazione, e ha espresso «la più ferma condanna per le violenze dei giorni scorsi». La violenza «non può essere una risposta alle legittime istanze della popolazione, la libertà di manifestare pacificamente le proprie opinioni rappresenta un diritto inalienabile di ogni individuo», ha aggiunto.

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