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In Venezuela è allarme malaria

· ​Un’altra conseguenza della crisi economica ·

Torna la malaria in Venezuela. A lanciare l’allarme è il «New York Times» secondo cui a causa del collasso dell’economia e dell’inflazione altissima nel Paese sudamericano, molti venezuelani della classe media (circa 70.000 persone) hanno cominciato a fare un secondo lavoro, spesso nelle miniere in mezzo alla giungla, dove è più facile contrarre la malaria. Questo fenomeno ha provocato una nuova diffusione della malattia non solo nelle aree rurali, ma anche nelle grandi città. Negli anni Sessanta il Venezuela era stato il primo Paese del mondo a debellare la malaria, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). 

Venezuelani ritornano a casa  dopo aver fatto scorta di cibo  e medicine in Colombia (Ansa)

I dati parlano chiaro. Nei primi sei mesi del 2016 i casi di malaria sono cresciuti del 72 per cento, per un totale di 125.000 persone che hanno contratto la malattia. Inoltre, come scrive il «New York Times», a causa del collasso dell’economia «spesso non ci sono medicine e la scarsa prevenzione sta facendo ammalare decine di migliaia di persone. Intere città sono disperate e bisognose di aiuto». L’ottanta per cento degli ammalati — dicono sempre fonti di stampa — provengono tutti da un solo municipio: Sifontes, nello Stato del Bolívar. E non è un caso: qui, nelle giungle al confine con la Guyana, c’è stato un considerevole aumento negli ultimi anni dei lavoratori nelle miniere. Lavoratori che ovviamente con il loro vai e vieni hanno contribuito non poco alla diffusione della malattia. Va detto inoltre che la maggior parte di queste miniera sono illegali e i casi di sfruttamento innumerevoli.
E come detto, l’allarme malaria rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una crisi lunga e difficile come quella venezuelana. Negli ultimi quattro giorni decine di migliaia di venezuelani hanno attraversato il confine con la Colombia per comprare cibo e beni di prima necessità che da tempo non sono più reperibili nel loro Paese. Il flusso eccezionale di persone è stato reso possibile dalla riapertura del confine in seguito a un accordo tra Caracas e Bogotá. Per ora la frontiera si può attraversare in cinque punti e solo a piedi, ma il Venezuela ha detto che ha in progetto di aprire altri passaggi in futuro. Alcuni venezuelani hanno viaggiato per oltre 800 chilometri pur di entrare in Colombia e comprare beni come riso, zucchero e olio da cucina. 

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23 novembre 2017

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