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Venezia crocevia ecumenico

· Seminario itinerante tra le chiese della città di san Marco ·

La dimensione ecumenica e del dialogo tra le religioni costituisce un elemento fondamentale nella storia di Venezia. Anche se nel corso dei secoli essa si è venuta realizzando con forme e contenuti molto diversi dall'attuale. Infatti, si è trattato di una dimensione nella quale confluivano istanze che rispondevano a una pluralità di fattori, che non possono essere semplicemente ricondotti a una pura logica economica, poiché spesso era determinante anche l'interesse culturale per l'altro tanto più quando esso era portatore di spiritualità lontane da quelle del cattolicesimo latino.

Dopo il concilio Vaticano II, con l'ingresso ufficiale della Chiesa cattolica nel movimento ecumenico, a Venezia si sono venuti sviluppando iniziative e progetti per favorire la scoperta di una vocazione al dialogo ecumenico e tra le religioni della comunità locale: questo processo, comune a molte altre comunità locali in Italia, ha assunto caratteristiche peculiari a Venezia proprio per la sua storia, anche la più recente, quando si svolsero incontri ecumenici «semiclandestini» negli anni immediatamente precedenti l'indizione del Vaticano II.

L'attenzione per il dialogo ecumenico e tra le religioni si è rafforzata grazie all'opera di una serie di soggetti che interagiscono a vari livelli, mantenendo la propria specificità. Oltre all'azione delle singole Chiese, l'attività del Consiglio di Chiese cristiane, la cui istituzione risale al 1996, le iniziative del Centro studi Germano Pattaro, dedicato a un sacerdote del patriarcato di Venezia — che è stato uno dei pionieri del movimento ecumenico in Italia — la presenza di un Gruppo Sae — uno dei primi a essere fondati — delineano un orizzonte di interventi per la promozione del dialogo ecumenico e interreligioso nella vita quotidiana della città di Venezia.

Su altro piano si collocano le attività dello Studium generale Marcianum e dell'Istituto di studi ecumenici San Bernardino, che propongono programmi di formazione accademica, trovandosi, talvolta, a collaborare con l'Università di Ca' Foscari nella definizione di percorsi per una sempre più profonda conoscenza delle tradizioni cristiane, con una particolare attenzione al mondo orientale, dai cristiani ortodossi, alle comunità greco-cattoliche mediorientali, all'universo islamico, alle tradizioni ebraiche fino al buddismo e all'induismo. Da questo punto di vista particolarmente meritoria è l'opera della fondazione Oasis, nata nel 2004 per espressa volontà del patriarca, il cardinale Angelo Scola, come centro studi e poi trasformatosi in fondazione nel 2009. La Fondazione è una rete internazionale di rapporti che promuove la conoscenza e l'incontro tra cristiani e musulmani, anche grazie alla preziosa e omonima rivista «Oasis», edita in diverse lingue per favorire la diffusione di una riflessione storico-teologica sulle dinamiche del dialogo islamo-cristiano nella società contemporanea.

Alla fattiva collaborazione tra lo Studium generale Marcianum, l'Istituto di studi ecumenici San Bernardino e il Centro interdipartimentale di studi balcanici internazionali si deve un'interessante iniziativa che si è venuta rinnovando anche quest'anno per rafforzare il dialogo ecumenico con l'ortodossia. Si tratta di un seminario di studio pensato per studiosi e studenti ortodossi, che vuole essere un'occasione privilegiata per la comprensione della pluralità delle riflessioni teologiche e delle espressioni artistiche a partire dalla Bibbia. Il seminario si caratterizza anche per il suo carattere itinerante poiché le varie sessioni sono ospitate in diverse istituzioni accademiche, in musei e in chiese veneziane; si viene così formando un percorso nell'universo delle interpretazioni della Bibbia nelle tradizioni cristiane anche alla luce delle forme con cui il testo sacro è stato raffigurato a Venezia nel corso dei secoli.

Il seminario alterna degli incontri di carattere accademico, con il coinvolgimento di docenti delle tre istituzioni promotrici, a visite ai luoghi della spiritualità cristiana a Venezia, dove si possono cogliere le ricchezze della Scrittura su un piano puramente iconografico. Il seminario di quest'anno — che si è aperto il 30 giugno e si è concluso il 5 luglio — ha visto la partecipazione di docenti e studenti provenienti dalla Russia, dall'Ucraina, dalla Romania, dalla Serbia, con qualche presenza italiana, proprio perché il seminario non vuole perdere di vista una delle ragioni forti per le quali si è attivato questo progetto che è venuto crescendo nel corso degli anni. Cioè la volontà di offrire al mondo ortodosso la possibilità di conoscere gli approcci, talvolta assai diversi, delle tradizioni cristiane in Occidente, anche in una prospettiva storica, sulla centralità della Scrittura nella riflessione e nella vita delle comunità cristiane, in un luogo privilegiato per il dialogo quale è Venezia, tra Oriente e Occidente. Aspetto ricordato anche da don Marco Scarpa, l'anima di questo progetto, profondo conoscitore dell'ortodossia, docente all'Istituto San Lorenzo Giustiniani, incaricato per il dialogo ecumenico e interreligioso nel patriarcato di Venezia.

Il seminario si è così dipanato tra una lezione sul metodo storico-critico nell'interpretazione della Bibbia, con le tante questioni che esso pone non solo al dialogo ecumenico, e una visita alla basilica di San Marco con il suo patrimonio di icone, da un serrato confronto sul rapporto tra gli approcci tradizionali alla lettura del testo biblico e le sollecitazioni a un ripensamento alla luce del cammino ecumenico. E, ancora, a una attenta analisi della presenza della Bibbia nei polittici trecenteschi a Venezia, a una presentazione dei nuovi metodi di analisi letteraria della Scrittura, all'immersione nella cappella Badoer-Giustinian nella chiesa di San Francesco della Vigna, che solleva tante domande sulla presenza della Bibbia nella Chiesa e nella società in un'epoca precedente alle riforme religiose del XVI secolo, mostrando un rapporto privilegiato con il mondo ebraico nella lettura della Scrittura.

Uno spazio particolare è stato dedicato alle questioni di ermeneutica e all'interpretazione della Bibbia nella vita della Chiesa; quest'ultimo tema, proprio per il suo rilievo nell'economia del seminario, è stato presentato da tre esperti — un cattolico, un ortodosso e un valdese — così da indicare quanto importante sia la conoscenza della dimensione ecumenica per la comprensione dell'identità d'ogni comunità cristiana che si manifesta nella celebrazione liturgica.

La necessità di procedere a una sempre migliore conoscenza delle singole tradizioni cristiane si è confermata un passaggio fondamentale nella crescita del dialogo ecumenico non tanto per circoscrivere il confronto tra cristiani nella costruzione dell'unità visibile della Chiesa a un esercizio puramente teorico, ma soprattutto per aiutare a comprendere la complessità della memoria storica della quale ogni comunità cristiana è testimone. In questo modo si può promuovere un dialogo ecumenico che tenga conto del proprio passato per sottolineare quanti elementi contribuiscono alla definizione di un patrimonio condiviso di letture e di raffigurazioni della Bibbia nella storia, con le quali procedere a una nuova evangelizzazione da parte di tutti i cristiani uniti nella comune testimonianza della Parola di Dio.

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24 gennaio 2020

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