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Venerdì 15 agosto

Si apre all’insegna dell’Assunta la seconda giornata del viaggio papale. La messa della mattina di venerdì 15 agosto si celebra nello stadio di Daejeon.

Al di là del credo religioso, per tutti i coreani questa è una giornata particolare poiché coincide con la festa nazionale che celebra la liberazione dall’occupazione giapponese, al termine della seconda guerra mondiale. Una festa, anche se proprio la fine del dominio straniero segnò l’inizio dei violenti contrasti tra Sud e Nord che hanno portato alla dolorosa divisione della penisola.

Il programma prevede uno spostamento in elicottero da Seoul a Daejeon. Ma la mattinata è uggiosa. C’è tanta nebbia. Gli elicotteri non decollano. Si decide all’istante per il treno. Sorpresa per i normali frequentatori della stazione ferroviaria di Seoul, che al binario 3 si trovano inaspettatamente davanti Papa Francesco. Il Pontefice sale sulla vettura numero 3, prima classe. Il treno parte alle 8.45. Ferma a Daejeon dopo un’oretta. Scala mobile per salire al piano di uscita. La gente è dapprima incredula. Poi comincia a stringersi attorno al Papa che non si nega a nessuno.

Nella città che ospita la sesta giornata della gioventù asiatica il Papa è atteso oggi per la celebrazione della messa nella solennità dell’Assunzione di Maria. Ci sono tutti i presuli della Corea. Fa gli onori di casa il vescovo Lazzaro You Heung-sik.

Il luogo scelto per la celebrazione è lo stadio nel quale furono disputate alcune partite del mondiale di calcio svoltosi in Corea e in Giappone nel 2002. La nazionale italiana ne ha un brutto ricordo. Fu eliminata proprio dalla Corea.

Erano attese cinquantamila persone. Ce ne sono molte di più, soprattutto all’esterno. Difficile distinguere la provenienza della gente. Ci si affida a quello che dicono gli organizzatori: vengono dalle Filippine i più numerosi dopo i sudcoreani; gli altri da Giappone, India, Viet Nam, Hong Kong, Mongolia, per un totale di 23 Paesi rappresentati. Il Papa compie un giro tra la folla. Per lui tifo da stadio, “ola” compresa

Il Pontefice fa fermare la macchina dove ci sono alcuni superstiti e parenti delle vittime dell’affondamento del traghetto Se Wol, avvenuto il 16 aprile scorso. Morirono circa trecento persone, in gran parte giovani. Papa Francesco partecipò immediatamente al loro dolore. In un tweet postato subito dopo la tragedia, scrisse: «Invito tutti a unirvi alla mia preghiera per le vittime del tragico naufragio in Corea e per i loro familiari». Ora si trova davanti a loro. Padre John Chong Che-chon, il sacerdote che lo assiste e gli fa da interprete in questi giorni, ha il suo bel da fare, ma riesce a comunicare i diversi stati d’animo che segnano l’incontro.

In sagrestia c’è un’appendice importante a questo momento. Attendono il Papa altri sei superstiti e due genitori di altrettante vittime. Lee Ho Jin è il padre di Lee Seng hyun, uno dei giovani morti nel naufragio. Si avvicina al Papa e gli chiede qualcosa in coreano. Padre John spiega al Pontefice che gli sta chiedendo di battezzarlo. Papa Francesco gli dà appuntamento per sabato mattina, nella cappella della nunziatura. L’appuntamento slitterà poi a domenica.

La preghiera mariana dell’Angelus conclude la celebrazione. C’è un caldo soffocante. È ricomparso il sole che si fa sentire. In macchina si raggiunge velocemente il seminario maggiore di Daejeon, dove ad attendere il Papa per il pranzo ci sono oltre una ventina di giovani in rappresentanza di diversi Paesi asiatici.

Il Pontefice è a suo agio tra i giovani. E loro, dopo un momento di comprensibile imbarazzo, lo sentono quasi come un compagno di viaggio. Il pranzo si svolge in un’atmosfera familiare. La conversazione è piacevole, anche grazie a padre John che di lingue asiatiche ne conosce diverse.

Con il ritorno del bel tempo riprendono a volare gli elicotteri: Solmoe si raggiunge con una mezzora di volo.

La località è caratteristica. Si trova al centro di una zona ad alta concentrazione di risaie. Il Papa arriva nel cortile della scuola elementare di Ugang, a otto chilometri da Solmoe. Raggiunge il santuario in auto. Gli ultimi tre chilometri li compie in auto scoperta: c’è tanta gente.

Una marea di giovani circonda il santuario eretto laddove è nato sant’Andrea Kim Taegon, primo sacerdote e primo martire coreano. Il Pontefice, appena giunto, prega davanti alla piccola casa, prima di presentarsi all’incontro con i giovani che avviene all’interno di un tendone gigantesco.

Difficile fare numeri. Certo nulla a che vedere con le folle oceaniche alle quali hanno abituato le gmg. Ma nel caso della giornata della gioventù asiatica ci sarebbero diverse considerazioni da fare.

La presenza di numerosi seminaristi e di circa duemila giovani asiatici che si accingono a entrare in seminario rendono evidente l’esatta dimensione del carattere vocazionale dell’incontro.

C’è molta gioia. Danze e canti vanno avanti da ore. Improvvisamente salgono sul palco anche tutti i vescovi asiatici presenti all’incontro: sono oltre sessanta. Seguono ritmicamente il canto dei giovani, si uniscono così alla loro festa. Ci sono anche giovani cinesi. Forse una sessantina ma non hanno, comprensibilmente, bandiere né segni distintivi. È stato però presentato un video di giovani cattolici a Ondong. Molto applaudito.

Papa Francesco arriva dal corridoio centrale. Raggiunge il palco. Abbraccia tutti quei giovani con gli occhi.

C’è anche un invitato illustre, di un’altra “famiglia”. Si tratta nientemeno che di Confucio, chiamato in causa dal vescovo diocesano Lazzaro You Heung-sik. Lo cita per un suo detto famoso: «È una vera gioia accogliere un amico venuto da lontano».

Una ventata indonesiana apre le coreografie dedicate al vescovo di Roma. Poi le domande e le testimonianze: una giovane cambogiana ricorda i tanti sacerdoti e le tante suore trucidati nel suo Paese da Pol Pot; un ragazzo di Hong Kong dice al Papa che i cinesi sparsi nel mondo gli vogliono bene perché sentono che quando alza la voce per difendere gli immigrati lo fa anche per loro; infine Marina, una coreana, gli manifesta la confusione di valori che scuote le coscienze dei suoi coetanei che spesso non sanno dove andare e cosa fare.

Riprendono i canti e le danze. Viene rappresentata la parabola del Padre misericordioso e del figliol prodigo. Il passo del Vangelo di Luca è proposto in forma di musical.

Il silenzio scende improvviso e Papa Francesco risponde alle domande dei giovani. Ma non si accontenta del testo scritto. Lo ha colpito soprattutto il discorso di Marina. Vuole dire tante cose. Parla in inglese; lo traducono in coreano. Certo con l’italiano si sentirebbe più a suo agio. Lo confida ai ragazzi. Un giovane sacerdote che conosce la lingua lo affianca e gli offre il suo aiuto. Papa Francesco segue le sue traduzioni ed è come se cogliesse sfumature che non rendono bene quello che dice. Gli chiede di precisare meglio, anche se il giovane parla coreano: non lo ha sentito pronunciare il nome di Marina, la giovane che lo ha ispirato.

Riprendono i canti mentre la macchina con a bordo il Pontefice sfila veloce verso l’eliporto. È già sera inoltrata quando si fa ritorno in nunziatura. Poco prima il Papa si è fermato a visitare la comunità dei gesuiti dell’università di Sogang. È stata una giornata impegnativa ma Papa Francesco appare soddisfatto e in perfetta forma. Per lui cena in privato. E la seconda giornata del viaggio in Corea è davvero conclusa. (mario ponzi)

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