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Vedove
il dramma nascosto

· In alcuni paesi la loro condizione è associata alla stregoneria ·

Perdere il proprio compagno di vita, per una donna, in alcuni paesi, rappresenta l’inizio della fine. Non succede certo come in passato quando, presso popoli primitivi, nelle civiltà messico-andine e nelle grandi civiltà orientali, era in uso uccidere ritualmente la moglie dopo la morte del marito e seppellirla con lui. Oggi non si arriva a tanto ma in alcuni paesi la vedova perde il suo status sociale, subisce forti discriminazioni ed emarginazioni. La sua situazione economica precipita e gli abusi bussano alla sua porta.

Sebbene i numeri non possono essere certi, l’Onu stima che nel mondo ci siano 258 milioni di donne vedove, e che una su dieci viva in povertà estrema. Il loro stato in molti paesi porta all’esclusione sociale. Sono donne che perdendo il marito hanno perso uno stato civile e dunque dal punto di vista delle statistiche diventano invisibili. In moltissimi paesi nel mondo le vedove subiscono molteplici forme di discriminazione, in base anche all’età e alla disabilità. Le donne anziane sono discriminate, ma lo sono anche le giovani donne che hanno perso il marito in tenera età a causa di conflitti armati che investono il paese in cui vivono e che spesso finiscono nei campi profughi. Sono molte, infatti le nazioni in cui lo status sociale delle donne è inestricabilmente legato a quello del marito. In molte culture la vedovanza è considerata come un’onta, le vedove sono viste come persone “maledette” e possono anche essere associate alla stregoneria. Queste idee producono gravi danni, portando alla stigmatizzazione e a numerose forme di abuso e sfruttamento. Per riguadagnare il loro stato sociale molte tra loro devono risposarsi, spesso contro la loro volontà e lo fanno frequentemente con un parente del marito morto.

Naturalmente anche i figli delle vedove sono indirettamente toccati dall’esclusione sociale, sia dal punto di vista emotivo che economico. Infatti le madri vedove devono sostenere da sole il peso della famiglia e ciò comporta che spesso sono costrette a ritirare i figli da scuola per poter contare sull’aiuto del loro lavoro. Rare sono le politiche e i programmi messi in campo per contrastare la povertà delle donne rimaste vedove.

Inoltre la debolezza dei sistemi giudiziari di numerosi stati non permette loro di difendersi e ottenere giustizia. Al fine di fare luce sulla condizione delle donne vedove e sulla loro condizione di marginalizzazione l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 2010, ha proclamato il 23 giugno giornata internazionale delle vedove. Donne, e per questo già vittime di disuguaglianza, una volta perso il marito si trovano all’improvviso senza risorse. In alcune società tradizionali sono private anche del diritto all’eredità. Dunque la maggior parte finisce in povertà e diviene dipendente della carità della famiglia del marito. Ma, si sa, la carità non è di questo mondo e infatti, in molte vengono rifiutate dalla famiglia e rimangono senza casa.

Spesso senza cultura, sono obbligate a cercare lavori poco remunerativi, o sono costrette a mendicare o a prostituirsi. In altri paesi, le vedove devono affrontare altri tipi di difficoltà, dalla perdita dell’assicurazione sanitaria alle difficoltà di accesso al credito. In alcuni casi possono anche essere tenute a rimborsare i debiti sostenuti dai loro mariti defunti. E se la violenza contro le donne, come ricorda l’Onu, è una delle violazioni più diffuse dei diritti umani, presente in tutte le culture, le vedove devono affrontare un rischio molto più elevato.

Di conseguenza, ad esempio, in Africa le donne vedove sono particolarmente vulnerabili all’hiv. Dunque, poiché, come rileva l’Onu, gli abusi nei confronti delle vedove hanno un impatto negativo sulla pace e la sicurezza, alimentano il ciclo della violenza e incoraggiando l’instabilità nei paesi, è fondamentale affrontare questo problema attuando un vero e proprio piano d’azione, sia a livello internazionale che nazionale.

di Anna Lisa Antonucci

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26 agosto 2019

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