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Vasi comunicanti

· Intervista al segretario incaricato della vice presidenza della Pontificia Commissione per l’America latina ·

Dal documento di Aparecida alla «Evangelii gaudium»

C’è un filo conduttore che lega il documento di Aparecida e l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco. Lo sottolinea il segretario incaricato della vice presidenza della Pontificia Commissione per l’America latina, Guzmán Carriquiry Lecour, che parla di una «conversione personale, pastorale e missionaria» alla quale il Pontefice chiama tutti, a cominciare dai pastori per finire ai laici e ai giovani. E proprio a questi ultimi — annuncia nell’intervista al nostro giornale — sarà dedicato il prossimo documento curato dalla Pontificia Commissione.   

In che modo il continente si sente interpellato dal primo Pontefice latinoamericano della storia?

Adolfo Perez Esquivel«Via Crucis latinoamericana» (1992)

La provvidenza pone la Chiesa, i popoli e le nazioni dell’America latina in una situazione singolare, eccezionale. Si potrebbe persino affermare che bisognerebbe rileggere la storia, la realtà odierna e la proiezione futura dell’America latina alla luce del pontificato di Papa Francesco. Come non ricordare le parole che Benedetto XVI pronunciò nell’aereo che lo portava in Brasile rispondendo ai giornalisti: «Sono convinto — disse riferendosi al continente latinoamericano — che qui si decide, almeno in parte, e in una parte fondamentale, il futuro della Chiesa cattolica». Con Papa Francesco è anche in gioco il futuro dell’America latina.

Quanto può influire questo pontificato sull’applicazione del documento di Aparecida?

Il documento di Aparecida è stato segno di comunione, di maturità ecclesiale e di slancio missionario per tutto il continente. C’è un filo di continuità tra quel testo e l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, uniti da vasi comunicanti. Il pontificato di Francesco ci ripropone ora con forza la conversione personale — un sempre rinnovato incontro con Cristo — ma anche la conversione pastorale, innanzitutto dei pastori, e la conversione missionaria: uscire verso tutte le periferie e andare incontro alla gente, specialmente ai più poveri.

Il Papa raccomanda spesso di occuparsi dei giovani, in particolare di quelli che sono scivolati nel disincanto e nella sfiducia. È una priorità anche per la Chiesa in America latina?

Certamente. Essi sono più del venticinque per cento della popolazione. I milioni di giovani latinoamericani che si sono ritrovati a Copacabana per la gmg sono una realtà e un potenziale enorme per la Chiesa. Adesso bisogna saperli accompagnare da vicino, aiutarli a far crescere nella fede, facilitare la loro partecipazione alla vita della Chiesa. Una sfida enorme si pone però — sia come emergenza educativa che come trasmissione della fede — verso tanti giovani abbandonati a loro stessi, senza padri né maestri né veri educatori, trascinati da una cultura che semina confusione sul senso della vita. La Chiesa deve interessarsi in modo tutto particolare di quel venti per cento dei giovani latinoamericani che non sono inseriti nel sistema scolastico e sono emarginati anche dal mercato del lavoro, in situazione di grande vulnerabilità, tentati dal consumo delle droghe e facile preda delle reti del narcotraffico e della violenza urbana.

Nicola Gori

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18 settembre 2019

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