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Variazioni africane sul nichilismo

· L'economista della Banca Mondiale Celestin Monga analizza la realtà attuale del continente nero ·

Molti Paesi africani hanno celebrato quest'anno il cinquantesimo anniversario della loro indipendenza dal colonialismo. Il bilancio di questi anni di sovranità nazionale non è in generale del tutto positivo perché l'Africa, continente della speranza, continua a essere in gran parte martoriata da problemi di ogni tipo. Molte e diverse sono le letture che gli intellettuali africani e stranieri fanno della realtà di quel mondo, una di queste molto originale se anche non del tutto condivisibile, ma capace di suscitare delle riflessioni sul continente nero, è quella proposta nell'opera Nihilisme et negritude en Afrique , pubblicata nel 2009 nella collana «Perspectives et critiques» delle Presses Universitaire de France (Puf). L'autore è Celestin Monga, economista della Banca Mondiale, considerato come uno degli intellettuali africani più influenti oggi.

Nel Libro Monga «tenta di offrire una riflessione sul continente nero». Come «cittadino del mondo e africano nonostante tutto» (africanità sincretica), l'autore non si sente «tributario della negritude », il movimento creato da alcuni intellettuali neri come Césaire e Senghor. Senza negare l'eredità di questo movimento, Monga afferma di non sentirsi personalmente debitore di «dispute identitarie e bizantine intorno alla razza nera», anche perché non bisogna cadere nell'illusione di coloro che considerano «l'Africa come un tutto omogeneo e biorazziale».

Il nostro autore pensa inoltre che bisogna superare le «visioni caricaturali» offerte da due tipi di discorso che si oppongono sull'Africa: da una parte, lo strutturalismo, che spiega i problemi del continente nero a partire da «fattori storici, politici ed economici» minimizzando ogni responsabilità degli africani stessi. Dall'altra, il culturalismo che trova nelle scelte personali e nelle decisioni individuali o collettive le cause dei mali dell'Africa. Dunque, secondo Monga, per fare una vera riflessione sul continente della speranza, capire meglio il dinamismo socio politico osservato in Africa e tra gli africani della diaspora, è necessario «esplorare seriamente il substrato filosofico e gli schemi di ragionamento che si dissimulano dietro comportamenti banali della vita quotidiana».

Da grande conoscitore di filosofi come Schopenhauer, Bernhard, Cioran e Nietzsche, Monga identifica, nel modo di fare e di essere di alcuni neri di oggi, un nuovo approccio all'esistenza che è una sorta di nichilismo declinato come «mortale fatica di vivere»; o come celebrazione «dell'assurdo e del nulla, fino al punto da disprezzare ogni tentativo di cambiare la società ma anche la giustificazione di ogni azione» o come «disprezzo di ogni trascendenza» con l'esaltazione «del non senso dell'esistenza». Così, molti uomini e donne cercano di vivere oggi in altro modo la loro negritudine. Monga accompagna il lettore attraverso la narrazione di esempi — vissuti in prima persona — capaci di illustrare le «differenti variazioni del nichilismo».

Il saggio, non ancora tradotto in italiano, comincia con una introduzione dal titolo «nichilismo: variazioni africane», si conclude con «nichilismo per addomesticare la morte» ed è composto da sei capitoli tra i quali «furbizia del desiderio: economia del matrimonio»; «mangio dunque sono: la filosofia della tavola»; «l'etica degli usi del corpo: una teoria dell'amore proprio».

Il quarto capitolo s'intitola «il sapore del peccato: dialogo intorno ai funerali di Dio». In esso, si rivela tutta la polemica di Monga nei confronti della Chiesa e del Dio Cristiano descritto come Dio godente o incapace. Monga dice no al Vangelo inteso come «verità unica e incrollabile» e considera la fede come un affare privato: per lui, «la fede di alcuni africani è un modo di scongiurare il disincanto, di liberarsi delle turpitudine della realtà quotidiana, di uscire dalla dittatura di sé». Riconosce che la preghiera «è un atto di umiltà», e che nell'africano, anche quello che si proclama ateo, «c'è un fondo di spiritualità, di religiosità. Di ricerca dell'assoluto». Ancora Monga afferma che la religione aiuta molti cittadini ad affrontare il dubbio esistenziale, a riaffermare le loro identità e a dare senso alla loro vita. Dal punto di vista sociale, inoltre, essa rinforza le norme sociali e serve come mezzo etico per gli obblighi morali (il dovere di solidarietà e di compassione).

Lo stile del saggista è molto raffinato ma il ragionamento viene appesantito da troppe citazioni e digressioni letterarie. La lettura dell'autore sulla religiosità degli africani rimane limitata e condizionata da un modo di concepire la religione che la vuole sottoposta alla «critica politica, teologica e filosofica». La sua posizione critica sulla Chiesa rileva del dejà vu et entendu . Tuttavia le riflessioni dell'autore aprono un orizzonte nuovo del modo di percepire e capire il vissuto di molti africani oggi, utile per proporre anche dal punto di vista pastorale risposte adeguate.

Il nichilismo oggi dominante nella cultura mondiale non sembra risparmiare nessuna zona del mondo. La ricerca della verità, naturalmente non contrapposta alla libertà, offre un senso al nostro vivere e operare in questo mondo e può essere l'unica soluzione alla dittatura del nichilismo.

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