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Valorizzare la chirimoya
frutto perduto degli Inca

· Caritas Perú in favore dei produttori agricoli ·

Sostenere i produttori locali attraverso lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e della tradizione. Questo l’obiettivo del progetto «Dar Callahuanca», messo a punto da Caritas Perú, i cui responsabili nei giorni scorsi, insieme a una cinquantina di produttori agricoli, provenienti da alcune località peruviane a nord della capitale, hanno partecipato al ventiseiesimo «Festival della Chirimoya», che prende il nome da una delle “coltivazioni perdute” degli Inca.

Il raduno si è svolto a due anni dal catastrofico passaggio del tifone provocato da “El Niño”, con piogge, inondazioni e frane che causarono migliaia di vittime, e ha rappresentato quindi un’opportunità importante per molti agricoltori impegnati in una faticosa ricostruzione.

Il progetto «Dar Callahuanca» è nato a novembre 2017 come iniziativa della Caritas peruviana, per aiutare la popolazione colpita dal fenomeno naturale, in modo che avesse un proprio reddito a breve e medio termine. E in questi anni è riuscito a migliorare la qualità della vita di circa centoventi famiglie, produttrici tra l’altro anche di avocado. Il Festival, come accennato, prende il nome dal delicato frutto della chirimoya, appartenente alla famiglia delle annonacee, una delle antiche coltivazioni indigene, e quello della valle di Callahuanca, che si trova sopra i 1750 metri di altitudine, è considerato tra i migliori siti del Perú. La chirimoya era un frutto prezioso per le popolazioni Inca, che la coltivavano con grande cura. Dopo il sedicesimo secolo i suoi semi furono esportati in Spagna e Portogallo, e poi alla fine del 1700 si diffusero in Italia (in Calabria e Sicilia), Egitto e Palestina, per raggiungere poi il resto del mondo. Mentre oggi la sua coltivazione si realizza solo su piccola scala ed è quasi totalmente ignorata dalla scienza agricola, nonostante sia un frutto ricco di zuccheri, prevalentemente glucosio e fruttosio, minerali come fosforo e potassio, acqua, fibre e vitamine, in particolare la vitamina c. Per di più la chirimoya, definita da Mark Twain «il frutto più delizioso conosciuto dagli uomini», contiene le acetogenine annonacee, sostanze antibatteriche e antiparassitarie, un elevato quantitativo di antiossidanti naturali ed è ipocalorica.

Durante il festival vi è stata la possibilità per i partecipanti di degustare e acquistare dolci e prodotti preparati a base di chirimoya, come il gelato, yogurt, biscotti e marmellata. Il responsabile commerciale del progetto «Dar Callahuanca», Santiago Pardo, ha affermato che l’obiettivo da raggiungere «è la sostenibilità del progetto», dove i produttori negoziano direttamente con i clienti, migliora la gestione delle colture e si ottiene una qualità della frutta migliore. «Ora stiamo lanciando il nettare di chirimoya, mirando al mercato regionale e nazionale», ha aggiunto Pardo.

Sulla positività del progetto di Caritas Perú è intervenuta anche Jessica Villanueva Fuentes, uno dei produttori di avocado e chirimoya coinvolti. La Fuentes ha posto l’accento sul supporto e la formazione messi a disposizione dei produttori. Da parte della Caritas, infatti, arriva l’aiuto «a gestire meglio i raccolti e ad avere un frutto migliore, a commercializzarlo come succo di chirimoya e a lavorare in gruppo, e quindi a fare progressi».

La Caritas peruviana è impegnata anche in altri progetti. A Cuzco, città a 4000 metri di altezza nel sud del paese, più di cinquecento famiglie indigene hanno partecipato al progetto «Sviluppo agricolo e ambientale per migliorare la sicurezza alimentare». Anche questa iniziativa, partita nel 2016, è nata per fronteggiare i cambiamenti climatici nella regione, riconosciuta area turistica del paese, ed è avvenuta in sinergia con la Caritas spagnola. Il progetto, con un nuovo metodo per l’uso dell’acqua, il rimboschimento e la riforestazione, lo sviluppo agricolo per la sicurezza alimentare, ha permesso di migliorare la qualità della vita degli abitanti nel distretto di Ccatca, della provincia di Quispicanchi, che vivevano in estrema povertà, rafforzando inoltre le capacità del governo locale e delle organizzazioni sociali nel contesto dei cambiamenti climatici.

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