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Valore
di un legame

· Amicizia in prima serata ·

Ha quasi dell’incredibile che un’amicizia possa diventare spettacolo che attira milioni di spettatori. Non so se sia tipico dell’Italia, ma mi è già capitato di assistere casualmente a prime serate tv dedicate a cantanti italiani, in cui i media celebrano la personalità, il culto della persona. Si staccano felicemente da questa moda le serate proposte da Laura Pausini e Paola Cortellesi. Non sono certo un critico d’arte e non voglio nemmeno improvvisarmi tale, ma la visione di questa serata tv mi ha posto interrogativi sul motivo di tanto successo di due amiche e artiste. 

Già è bello vedere che tra i personaggi dello spettacolo si stringano vere e proprie amicizie, iniziate nel passato e mai assopite, ma l’elemento migliore del programma è proprio quello di proporre — quasi impunemente — un’amicizia in prima serata. È come se due amici qualsiasi, sconosciuti, animassero una serie televisiva e per di più, con grande successo. Certo, qui i personaggi sono famosi.

Sì, c’è questo aspetto da tener presente: Eros Ramazzotti così come Laura Pausini li ho ascoltati nei luoghi più impensati in Turchia così come in Francia o negli Stati Uniti. Ma basta questo per spiegare il “successo” due amiche artiste? Il segreto di una serata televisiva come quella di “Laura & Paola” consiste nell’aver messo prima e davanti ogni altra cosa l’amicizia che tesse e intreccia le vite. Oggi, infatti, le nostre società hanno bisogno di vedere che quanto ognuno vive singolarmente, benché semplice e straordinariamente ordinario — proprio come l’amicizia — sia anche vissuto da chi riceve il plauso del mondo. Lo sa bene chi vive di profonde relazioni di reciprocità, lo sa perfettamente il mondo di Facebook, il portale virtuale degli amici. Allora, anche l’amicizia proposta in spettacolo diventa simbolo di un rapporto invisibile alla vita, qualcosa d’impalpabile — in questa società della quantificazione materialistica — che non può non parlare ai contemporanei, bisognosi di un riferimento costante a tale legame fondatore.

Che una certa riflessione stia tornando all’essenziale di questa virtù sociale, sembra un dato sempre più tangibile. Nel preoccupante sfaldamento dei rapporti nella società o, se si vuole, del “contratto sociale”, le riflessioni sull’amicizia si fanno sempre più frequenti. Penso, ad esempio, a una serie di pubblicazioni di pensatori francesi come quelle di Roger Pol-Droit, Qu’est-ce qui nous unit? e di Michel Erman, Le lien d’amitié. Une force d’âme, guarda caso pubblicati entrambi dalla stessa casa editrice (Plon) che già un anno fa aveva date allo stampe il libro di Monique Canto-Sperber, Sans foi ni loi. Amour, amitié, séduction. Altre pubblicazioni meriterebbero di essere citate per mostrare come questo fil rouge si stia facendo strada nell’Occidente che rifiuta il diritto di asilo a degli uomini e donne, bambini compresi, che fuggono dall’inimicizia e dalla guerra.

Che l’amicizia possa essere una strada di redenzione viene proposto anche dall’esortazione postsinodale Amoris laetitia. Papa Francesco non teme di ritornare sul tema classico del matrimonio considerato un amore di amicizia specialissimo. Già Aristotele definiva il matrimonio come una certa amicizia — passaggio citato nell’esortazione — e poi alla sua scuola, anche san Tommaso d’Aquino parlerà della famiglia come di un tipo di amicizia. Se Laura Pausini, nel suo ultimo album, parla della «tenerezza di essere simili», Papa Francesco parla della «tenerezza dell’amicizia». E tra le due tenerezze il fondamento risiede nel fatto che l’amicizia si fonda su una certa somiglianza.

Da qui bisogna partire per rifondare una società dell’accoglienza vera che sappia contenere l’intimo conosciuto ma anche lo sconosciuto che bussa alla porta. Che il profugo che domanda asilo e che invece è mantenuto nella terra di nessuno non sia e non ci sia imputato come un’ennesima gravissima ferita nella coscienza della storia europea e occidentale. Solo l’amicizia potrà salvarci da questo pericolo, perché aperta davvero all’altro, nostro simile.  

di Alberto Fabio Ambrosio

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14 dicembre 2018

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