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Vagabondaggio in cerca d’ispirazione

· Edward Hopper in mostra a Bologna ·

Se ne faceva un vanto Alfred Hitchcock: non dover essere debitore verso nessuno nel confezionare e dirigere i propri film. Riguardo pure alla cura dei minimi dettagli. Ma anche in questo caso vale l’adagio per cui l’eccezione conferma la regola. E l’eccezione è data dal pittore statunitense Edward Hopper (1882- 1967) che riuscì a fare breccia nella corazza del regista britannico fino a forgiarne alcune scelte, poi costitutive della storia del cinema.

Il catalogo della mostra Hopper Drawing

La casa di Norman Bates, protagonista del celeberrimo Psycho, è ricostruita sul modello di un edificio che Hitchcock aveva ammirato in precedenza su una tela di Hopper. E il voyeurismo di James Stewart, nel capolavoro La finestra sul cortile, richiama in modo palese la postura del soggetto del dipinto Evening wind (1921). Lo scrive Gabriele Nicolò aggiungendo che non manca certo di sottolineare questa capacità di influenzare e sedurre, pur nel segno di un’arte mite e discreta, la mostra — a Bologna, fino al 24 luglio — dedicata al genio di Hopper, considerato il miglior pittore realista statunitense del ventesimo secolo. Sono esposte sessanta tele comprendenti ritratti, paesaggi, interni. Due le chiavi per accedere all’universo dell’artista: la solitudine e il silenzio. La forza di Hopper — e qui vibra una sorta di paradosso — trae alimento dalla fragilità e dall’evanescenza, almeno in apparenza, dei soggetti e degli scenari che vengono a popolare la tela. Malinconici e assorti sono gli sguardi di uomini e donne (generalmente mai più di tre in ogni quadro), come sospese in una dimensione purgatoriale si caratterizzano le ambientazioni. Eppure quel mutismo che avvolge le opere ha la capacità di comunicare, di conquistare la sensibilità dello spettatore, di innescare una girandola di emozioni e pensieri. E ciò fa luce sulla vasta influenza che la sua produzione ha saputo esercitare non solo nel campo figurativo, ma anche nel cinema, nella fotografia, nella letteratura. E pensare che Hopper, per spiegare il perché della sua arte, soleva dire: «Quello che vorrei dipingere è semplicemente la luce del sole sulla parete di una casa».

Scriveva Nietzsche che la vera arte nasce dall’unione di due elementi: un grande realismo e una grande irrealtà. Ebbene Hopper — come osserva la storica dell’arte Elena Pontiggia — li possedeva entrambi, nel grado più alto.

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26 agosto 2019

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