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Dialogo difficile in Venezuela

· ​Maduro attacca il partito d’opposizione Voluntad Popular ·

Si riaccende lo scontro politico in Venezuela. Le dichiarazioni del presidente Nicolás Maduro contro Voluntad Popular, il partito dell’opposizione che non ha accettato di sedersi al tavolo di dialogo con il governo, hanno suscitato nuove polemiche. 

Esponenti dell’opposizione  in una conferenza stampa a Caracas (Reuters)

E questo nonostante i segnali di dialogo arrivati nei giorni scorsi. Durante un programma radiofonico, Maduro ha attaccato direttamente il partito antichavista. «Mi auguro che la giustizia si attivi riguardo alle prese di posizione di questo gruppo illegale; in quanto capo dello stato appoggerò qualsiasi decisione che garantisca che questi terroristi siano puniti dalla legge» ha detto il presidente. Jesus Torrealba, coordinatore della coalizione antichavista (Mud, Mesa de la Unidad Democrática, che controlla il parlamento), ha reagito dicendo che con queste dichiarazioni Maduro «sta dando un calcio al tavolo del dialogo».

Il clima rischia quindi di tornare a essere incandescente, con possibili nuove manifestazioni di protesta all’orizzonte. Solo due giorni fa il parlamento aveva accettato di ritirare la mozione per chiedere la messa in stato di accusa del presidente Maduro, accettando di stilare un calendario comune per trattare una uscita dalla crisi istituzionale che attanaglia il paese. La decisione di mettere in stato di accusa Maduro era arrivata al termine di due settimane tesissime: prima il Consiglio nazionale elettorale (Cne) aveva annunciato che le elezioni amministrative, per rinnovare i governatori delle regioni e le autorità comunali, erano state spostate alla fine del primo semestre 2017; pochi giorni dopo il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) aveva sospeso a tempo indeterminato la raccolta di firme necessarie alla convocazione del referendum per revocare il mandato del presidente, uno strumento previsto dalla Costituzione e voluto dall’opposizione. In effetti, la sospensione rallenta molto le procedure per il referendum, rischiando così di far slittare la consultazione dopo il 10 gennaio 2017, cosa che il Mud vuole a tutti i costi impedire. 

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