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Va garantito l’accesso universale alle cure mediche

· Intervento della Santa Sede all’assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità ·

Pubblichiamo l’intervento svolto il 18 maggio dall’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, durante la 64 a assemblea mondiale dell’Organizzazione mondiale della sanità in corso a Ginevra.

Signor Presidente,

per iniziare, vorrei condividere con questa augusta assemblea la gioia dei fedeli cattolici e di tutte le persone di buona volontà, per la recente beatificazione di Papa Giovanni Paolo II il quale è stato uno strenuo difensore della vita e ha manifestato un grande amore per i malati e i sofferenti.

1. Il World Health Report 2010 sottolinea come il finanziamento del sistema sanitario sia il canale per la tanto desiderata copertura universale nella fornitura di servizi sanitari. Esso inoltre rileva con preoccupazione che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Paesi, nel complesso siamo ancora molto lontani da una copertura sanitaria universale. Siamo in una fase di stallo nello status quo, ove i ricchi godono di più alti livelli di copertura, che manca invece alla maggior parte delle persone povere, mentre quelle che hanno accesso spesso devono sostenere costi elevati, a volte disastrosi, nel pagamento di servizi e medicine.

Il 15 novembre 2010, nel suo messaggio alla Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema «Per una cura della salute equa ed umana», Benedetto XVI ha espresso la propria preoccupazione per i milioni di persone che non hanno accesso ai servizi sanitari e ha esortato ad «un maggiore impegno a tutti i livelli affinché il diritto alla salute sia reso effettivo, favorendo l’accesso alle cure sanitarie primarie».

È vero che, per garantire una copertura sanitaria universale, i Paesi possono e devono raccogliere fondi sufficienti, ridurre la dipendenza dal pagamento diretto delle prestazioni sanitarie e migliorare l’efficienza e l’equità, eliminando così le barriere di tipo economico che si frappongono all’accesso ai servizi, soprattutto per le persone povere e svantaggiate. D’altra parte, è anche vero che ben pochi Paesi a basso reddito hanno la possibilità di generare, dalle sole risorse nazionali, i fondi necessari per ottenere l’accesso universale entro il 2015. Questo triste fatto mette in evidenza la necessità di una vera solidarietà globale, in cui i Paesi ad alto reddito non soltanto promettano, ma effettivamente soddisfino i loro impegni in materia di assistenza allo sviluppo.

Signor Presidente, come ha ripetutamente osservato il beato Giovanni Paolo II, per esempio a Ouagadougou il 29 gennaio 1990, l’esigenza della solidarietà tra Nazioni ricche e povere, al fine di garantire l’accesso universale alle cure mediche, non può essere sottovalutata. La mia delegazione, quindi, intende ribadire l’appello di Papa Benedetto XVI, contenuto nella Caritas in veritate alla cooperazione della famiglia umana (cfr. n. 53). Il Santo Padre, infatti, afferma che «gli Stati economicamente più sviluppati faranno il possibile per destinare maggiori quote del loro prodotto interno lordo per gli aiuti allo sviluppo, rispettando gli impegni che su questo punto sono stati presi a livello di comunità internazionale» ( ivi , n. 60).

Tali aiuti allo sviluppo, egli dice, devono «essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali. I programmi di aiuto devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi integrati e partecipati dal basso» (ivi , n. 58).

2. In secondo luogo, per quanto riguarda il Piano Strategico dell’Omc per l’Hiv 2011-2015, la Santa Sede apprezza l’accento posto sull’eliminazione delle nuove infezioni da Hiv nei bambini, ampliando e ottimizzando il loro trattamento e cura dell’Hiv, fino ad oggi rimasti indietro rispetto ai progressi compiuti nel trattamento degli adulti.

Signor Presidente, la mia delegazione vuole sottolineare l’importanza della formazione per cambiare i comportamenti umani e per una vita responsabile come elementi chiave della campagna di prevenzione. In questo senso, e per quanto riguarda la prevenzione da Hiv/Aids per i consumatori di droga, desidero esprimere le riserve della Santa Sede sulla scelta della riduzione del danno e la sostituzione degli oppioidi come misura preventiva che, pur potendo ritardare nuove infezioni, in realtà non tratta o cura il malato, al fine di restituirgli dignità e favorirne l’inserimento sociale.

3. In terzo luogo, Signor Presidente, la mia delegazione apprezza l’attenzione alla prevenzione e al controllo delle malattie non trasmissibili e degli stili di vita, al fine di ridurre la mortalità precoce e migliorare la qualità della vita. In questo sforzo, pur comprendendo l’importanza di rafforzare i sistemi sanitari al fine di rispondere con tempestività ed efficacia ai bisogni di salute delle persone colpite, la Santa Sede desidera sottolineare la necessità di accrescere l’impegno politico e la partecipazione delle Ong e della società civile, in collaborazione con il settore privato, specialmente nella promozione di iniziative di prevenzione, e soprattutto nell’incoraggiare stili di vita sani. Come hanno osservato alcuni Stati membri, queste malattie non trasmissibili finiscono per esserlo a causa della diffusione del comportamento che ne è alla base. Ciò sottolinea l’importanza dell’educazione a stili di vita sani come componente dell’educazione alla salute e di affrontare i determinanti sociali della salute.

4. Infine, la mia delegazione condivide pienamente le preoccupazioni espresse nella risoluzione EB128.R15 sulla prevenzione degli infortuni nei minori. Alla luce di queste gravi preoccupazioni per la salute e la sicurezza dei bambini, la Santa Sede si appella alla comunità internazionale affinché incoraggi il trasferimento del sapere in materia di misure e strumenti per la prevenzione degli incidenti nei bambini ai Paesi a basso e medio reddito, dove si verifica il 95 per cento dei decessi dei minori a seguito di infortuni, e contribuisca altresì a migliorare i servizi assistenziali di emergenza e di riabilitazione per gli infortuni non mortali in questi ambienti in cui, tra le altre cose, lunghe guerre civili aumentano drasticamente l’incidenza di infortuni nei bambini e le vittime finiscono in centri che spesso non hanno i mezzi e le risorse per prendersi cura delle vittime.

Grazie, Signor Presidente. Il Signore benedica tutti voi.

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