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Va avanti l’intesa
con Ankara

· Per la gestione del flusso di migranti verso l’Europa ·

I ministri dell’Interno Ue hanno concordato ieri una posizione comune per l’attivazione di un “freno d’emergenza” che permetterà la sospensione dell’esenzione dei visti per Paesi terzi. Si tratta di un elemento fondamentale, prima di arrivare alla liberalizzazione dei visti per la Turchia nell’area Schengen, uno dei punti centrali, e più controversi, dell’intesa tra l’Unione e Ankara per gestire i flussi migratori. 

Un gruppo di migranti in arrivo  al porto di Málaga (Afp)

In sostanza, grazie al “freno di emergenza”, l’Unione potrà reintrodurre l’obbligo di visti nel caso di un aumento dei rischi per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, e in particolare con un aumento sostanziale di crimini gravi o attacchi terroristici legati al Paese in questione. Per la Turchia, invece, scatterà anche se Ankara non dovesse fare abbastanza per fermare il flusso di migranti verso l’Ue. «Non si tratta di una misura punitiva nei confronti di nessuno, ma di una misura di sicurezza per l’Europa» ha spiegato il commissario Ue per gli Affari interni e l’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, al termine dei lavori. Perché ci sia un sospensione della liberalizzazione dei visti «è necessario che ci sia un meccanismo di controllo, e le misure approvate dai ministri permettono un monitoraggio dell’Ue sugli altri Paesi» ha detto il commissario.

E sempre ieri Avramopoulos ha voluto sottolineare che l’accordo tra Unione e Turchia per la gestione della crisi dei migranti si applica soltanto alla Turchia, e «per il momento è difficile ipotizzare di replicarlo per altri Paesi». L’Italia aveva ipotizzato di riutilizzare lo schema alla base dell’accordo con la Turchia anche ad altri Paesi, in particolare Libano e Giordania.

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17 settembre 2019

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