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Va ascoltato
il grido dei poveri
e della terra

· Le conclusioni dell’assemblea pre-sinodale in Colombia ·

«Ascoltiamo il grido della terra e dei popoli per far germogliare la Parola di Dio nelle opere e difendere l’Amazzonia, chiedendo un impegno di solidarietà a tutti i governi del mondo», soprattutto dopo il dilagare di incendi che stanno mettendo a dura prova gran parte del territorio. Queste le parole del cardinale arcivescovo di Huancayo, Pedro Ricardo Barreto Jimeno, vicepresidente della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), che testimoniano come anche la Chiesa in Colombia, si stia preparando al Sinodo speciale per questa area convocato da Papa Francesco a Roma in ottobre.

Il porporato ha manifestato il suo pensiero a conclusione dell’assemblea pre-sinodale sull’Amazzonia organizzata nei giorni scorsi a Bogotá dalla Conferenza episcopale colombiana (Cec). «Ecco la grande sfida del Sinodo: seguire il cammino tracciato dalla Chiesa latinoamericana dal concilio Vaticano ii e nell’assemblea di Aparecida, per ascoltare la voce dei popoli amazzonici minacciati e continuare l’opzione preferenziale dei poveri» ha aggiunto.

L’incontro, che ha visto la partecipazione di trecento delegati tra vescovi, sacerdoti operatori di pastorale sociale, Caritas e leader indigeni, ha avuto come obiettivo — si legge sul sito della Cec — quello di approfondire le riflessioni «sull’attuale realtà del territorio e dei popoli amazzonici e condividere, discernere e contribuire al Documento di lavoro preparato nel 2018 dalle comunità dei nove Paesi su cui si estende l’Amazzonia». Il cardinale ha espresso soddisfazione per lo svolgimento dei lavori pre-sinodali, ringraziando i vescovi colombiani e la Caritas locale per lo sforzo compiuto nel «convocare tutti i popoli ecclesiali, sociali e indigeni legati alla difesa dei territori» e rassicurando i fedeli colombiani che «la Chiesa cammina con le persone, partecipa alla loro angoscia, alle loro speranze» e di fronte alle tante difficoltà «mantiene viva la speranza, mantiene viva la fede».

La regione amazzonica della Colombia copre il 42 per cento del territorio nazionale presentando ricchezze naturali (è l’area con la maggiore biodiversità nel mondo, seconda soltanto al Brasile) e culturali, come quelle delle sue popolazioni indigene dalle quali, ha affermato Barreto Jimeno, «siamo disposti a continuare ad imparare» seguendo gli insegnamenti di Papa Francesco. «Il nostro atteggiamento è ascoltarli e dare loro la visibilità che meritano perché sono stati relegati in un angolo per molto tempo», subendo ingiustizie di ogni tipo.

E così al convegno non sono mancati gli interventi degli indigeni, come Anitalia Pijache Kuyuedo, leader dell’etnia okaina huitoto, che ha riconosciuto il ruolo fondamentale della Chiesa nell’educazione della sua famiglia e individuato nel Sinodo «una porta importante attraverso la quale si può rendere visibile la parola dei miei popoli perché partecipare a quest’incontro mi ha obbligato a sedermi con gli altri per poter comprendere meglio il dialogo che è possibile avere con la Chiesa».

Fanny Cuiro, anch’essa indigena huitoto, delegata dell’Organizzazione nazionale dei popoli indigeni dell’Amazzonia colombiana (Opiac), ha evidenziato come i popoli indigeni siano orgogliosi e pieni di speranza per il fatto «di far parte dell’agenda di Papa Francesco», e ha chiesto ai vescovi colombiani di essere la loro voce «affinché il mondo comprenda che abbiamo diritto a esistere e a essere differenti».

Dello stesso tenore le parole di Joaquín Humberto Pinzón Gùiza, vicario apostolico di Puerto Leguízamo - Solano e missionario della Consolata, che considera fondamentale ascoltare la voce diretta dei popoli indigeni: «Vogliamo comprendere il loro contributo nell’ambito del cammino pre-sinodale — ha dichiarato all'agenzia Sir — partendo dall’ascolto della loro visione del mondo e della loro spiritualità, per rafforzare nuovi cammini di Chiesa verso l’ecologia integrale. La novità di questo incontro è che poniamo i padri sinodali e i vescovi colombiani ad ascoltare le tante persone che hanno il Sinodo panamazzonico nel cuore, che contribuiscono alla riflessione collettiva e collegiale perché vivono in questi stessi territori dell’Amazzonia».

L’impegno dei missionari della Consolata in Colombia, sacerdoti e laici consacrati che si dedicano all’evangelizzazione dei popoli in tutto il mondo, affiora anche nelle considerazioni di Luis Mariano Montemayor, nunzio apostolico in Colombia, il quale ha voluto sottolineare come «le recenti elevazioni del vicariato apostolico di San Vicente del Caguán (dipartimento di Caquetá), fin dal 1951 seguito dai missionari della Consolata, a diocesi, e della diocesi di Florencia (sempre nel dipartimento amazzonico di Caquetá) ad arcidiocesi, «non sono decisioni burocratiche ma gesti del Santo Padre per marcare una nuova iniziativa di evangelizzazione, in cammino verso il Sinodo di ottobre, e per preparare la missione della Chiesa in Amazzonia, anche in relazione agli Stati e alla società civile. È una scelta ecclesiale, un vero e proprio pilastro, che annuncia l’evangelizzazione con nuovi mezzi, adattati a nuovi contesti amazzonici. L’altro pilastro è la preservazione dell’ambiente e delle molte culture dell’Amazzonia».

Sfide complesse ma non impossibili con il contributo di chi ha a cuore la cura della casa comune. Come, a margine del convegno, ha ribadito padre Michael Czerny, segretario speciale del Sinodo. «Occorre passare da idee, sentimenti, conoscenze ed emozioni a dei veri e propri impegni», assicurando quello imprescindibile dei vescovi partecipanti al Sinodo, i quali «devono impegnarsi a nome del popolo di Dio che vive in Amazzonia».

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