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Uomini o robot?

· ​Documento della Comece ·

Una persona umana è una persona umana e un robot è un robot. Una osservazione, si dirà, di un’evidenza assai lapalissiana. Ma 

non così tanto, evidentemente, in tempi segnati dal rapido sviluppo di nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Tecnologie che sempre maggiore spazio conquistano nella vita di tutti i giorni, con benefiche e, fino a poco tempo fa, insperate ricadute soprattutto in settori tanto delicati come per esempio quello medico. Emblematica, in questo senso, è la recente approvazione, riferisce l’agenzia Sir, da parte del parlamento europeo, di una risoluzione sul Civil Law Rules on Robotics che propone di attribuire lo status di “persone elettroniche” — nei fatti qualcosa di molto simile alla personalità giuridica — ai robot più sofisticati e autonomi, e quindi addirittura responsabili di risarcire eventuali danni che potrebbero causare. E che raccomanda che tale “personalità elettronica” sia applicata ai robot che assumono decisioni autonome o interagiscono con terze parti in modo indipendente. Solo un modo per sollevare i produttori di robot dalle loro responsabilità? A ogni modo, una rivoluzione. Che richiede come minimo una riflessione approfondita. A cui non si è sottratta la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) che ha da dopo pubblicato un documento intitolato Robotisation of life – Ethic in view of new challenges (“Robotizzazione della vita – L’etica in vista delle nuove sfide”).

Guidato dal professor Antonio Autiero e arricchito da diversi contributi di esperti di teologia, filosofia, diritto e ingegneria, il gruppo di lavoro della Comece ha analizzato gli impatti della robotizzazione sulla persona umana e sulla società e ha elaborato la sua riflessione come un primo passo etico che può plasmare la vita della comunità nella nostra società complessa e globalizzata. Riaffermando, in ultima analisi, il primato dell’umano.

La riflessione esordisce delineando il quadro d’insieme e ricordando i molti benefici della robotizzazione, non solo nella riduzione al minimo dei costi di produzione e di manodopera. Straordinari e innegabili sono i vantaggi soprattutto in campo medico: identifica malattie attraverso mezzi più rapidi ed efficaci, compensa handicap con esoscheletri e protesi, consente l’esecuzione a distanza di interventi chirurgici con un alto grado di accuratezza e precisione. Tuttavia, osservano gli esperti della Comece, l’intelligenza artificiale si sviluppa all’interno di una cultura che non tollera più i limiti della persona umana. La riflessione invita insomma a non demonizzare il progresso tecnologico, ma al contempo auspica l’elaborazione di «un’analisi etica dell’impatto del processo di robotizzazione sull’individuo e sulla società». Soprattutto di fronte ad alcune tesi secondo le quali robot con un certo grado di autonomia, in quanto «soggetti che agiscono» possono essere considerati entro certi limiti «agenti morali» in grado di fare scelte buone o cattive. A questo si aggiunge il paradosso che «più il potere umano sull’ambiente aumenta grazie alle macchine, più gli esseri umani sono privati di azione e controllo con la conseguenza di mettere in discussione la dignità e la centralità della persona umana». Se è necessario quindi mettere a un nuovo quadro di relazioni uomo-natura-robot, deve essere altrettanto chiaro, precisano gli esperti, che a governare la relazione tra umani e macchine deve essere il primato della persona umana.

In questa prospettiva, rileva la Comece, «la costruzione di uno statuto legale per i robot non è convincente». Tanto più, che chiedere l’estensione della personalità giuridica ai robot sarebbe anche contrario e pregiudicherebbe il vero concetto di responsabilità radicate nella personalità giuridica che può essere esercitata solo dove esiste la capacità di libertà, laddove la libertà è ben più dell’autonomia. Di qui la necessità di un dibattito aperto al quale anche i cristiani possano portare un proprio originale contributo «critico, riflessivo e costruttivo». Nella convinzione, appunto, che una persona umana è una persona umana e un robot, anche se intelligente, resta un robot.

di Fabrizio Contessa

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23 aprile 2019

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