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Uomini
e non solo forza lavoro

· ​Un romanzo tedesco su una famiglia italiana immigrata negli anni Cinquanta ·

C’erano una volta i Gastarbeiter. Arrivavano nella Repubblica Federale Tedesca come pazienti file di formiche, da tutte le regioni italiane, richiamati da familiari e amici che avevano colto l’occasione offerta da un accordo alla ricerca di manodopera stipulato, a metà degli anni Cinquanta, fra Germania e Italia. Gastarbeiter significa lavoratore ospite: erano infatti tutelati dai sindacati tedeschi che garantivano il rispetto dei contratti e vegliavano affinché non ci fossero forme di abuso o sfruttamento. Ho conosciuto Michele, Saro, Marta, Vincenzo e decine di altri compagni di lavoro a Duisburg, Ingelheim, Oberhausen, Brema, Wolfsburg, Magonza, Karlsruhe, Saarbruecken, in ognuno dei luoghi nei quali ho condotto su di loro inchieste giornalistiche all’inizio degli anni Sessanta, e quindici anni dopo sulle mutazioni sociologiche nel frattempo intervenute, e ancora al momento dell’unificazione tedesca e infine al giro di boa del millennio. Un mondo che ha posto e continua a porre problemi, pur se non simili a quelli di ieri, sviluppatosi secondo criteri etico-sociali non immaginabili in precedenza, dando vita a una cultura della quale si cominciano a intravedere i filoni comuni, anche se non bastano cinquant’anni per portare a compimento un processo di integrazione.

“Gastarbeiter” negli anni Cinquanta in Germania

Negli anni i richiedenti lavoro degli inizi si sono trasformati in “persone che hanno un fondamento immigratorio” (per usare un’odierna espressione burocratica: oggi un tedesco su tre); siamo ormai alla soglia della quarta generazione, quando quelli che erano manovali, operai, infimi subordinati sono diventati, nei loro figli, artigiani, tecnici specializzati, responsabili di settori alimentari e del commercio, e ancora nei nipoti sono spesso ascesi nella scala sociale, con diplomi, lauree, gradi accademici, e nel mondo della cultura, giornalisti, registi, attori, con i loro cognomi italiani. Dirà lo scrittore svizzero Max Frisch: «Si è chiamata forza lavoro e sono venuti uomini». Non è, questa, una premessa troppo lunga per parlare di Bella Germania, un titolo italiano per un romanzo scritto in tedesco da un noto soggettista cinematografico, Daniel Speck; nella nostra lingua è pubblicato col nome Volevamo andare lontano dall’editore Sperling&Kupfer tra la fine di aprile e i primi di maggio, poco prima che in Germania venga diffusa sulla seconda rete televisiva, la zdf, una miniserie tratta del libro. Speck è un autore particolarmente affezionato all’Italia, dove ha vissuto e lavorato, e che parla correntemente la nostra lingua, ha da noi molti amici ed è un estimatore del nostro cinema.

La stesura del romanzo, oltre seicento pagine di apprezzabile valore formale, è durata a lungo, ma negli ultimi due anni si è classificato in Germania in testa alle classifiche, con lusinghieri giudizi della critica.

Parliamo di una saga italo-tedesca che, in oltre seicento pagine, si dipana dalla metà del secolo scorso sino all’inizio del nuovo millennio. Ne sono protagonisti, con i comprimari tedeschi Vincent e Tanja, i componenti della famiglia Marconi: Giovanni, Giulietta, Enzo, Vincenzo, Julia, originari dell’isola di Salina, in Sicilia, che salgono con i loro diversi destini verso un Nord sconosciuto, dalla lingua ardua, non sempre benevolo — a mala pena tollerante, e soltanto perché si ha bisogno di manovalanza — verso gli stranieri. Quei personaggi, una volta approdati a Monaco di Baviera, nel bene e nel male si confrontano con gli “altri”, con le frontiere di usi e costumi tanto differenti, cercando di mantenere il timone dei legami familiari che, in ogni caso, restano l’ultimo ricorso per non perdersi. Speck è riuscito a far scorrere i destini personali, le passioni, i sentimenti, le diversità, gli errori dei protagonisti nel fiume della storia che si stava svolgendo nel mondo in quegli anni. Ricordiamo che ci furono vicende come il muro di Berlino, la guerra del Vietnam, la rivolta giovanile del Sessantotto, il massacro degli atleti israeliani a Monaco durante le Olimpiadi, il famoso 4 a 3 della partita di calcio fra Italia e Germania, la stagione del terrorismo tedesco, le Brigate rosse italiane, il caso Moro, la riunificazione delle due Germanie, l’Unione europea e l’introduzione dell’euro.

di Angelo Paoluzi

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14 ottobre 2019

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