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Uno storico messaggio di riconciliazione

· Al Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco il Papa ricorda la lettera dei vescovi della Polonia a quelli della Germania ·

Il Papa ha ricordato «lo storico messaggio di riconciliazione» che i vescovi della Polonia inviarono nel 1965 a quelli tedeschi, contenente le famose parole: «Perdoniamo e chiediamo perdono». Lo ha fatto ricevendo in udienza stamane, lunedì 17 gennaio, nella Sala Clementina, la comunità del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco, in occasione del centenario della fondazione.

Signori Cardinali, Venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio,

cari Fratelli e Sorelle!

È con grande gioia che vi accolgo nel Palazzo Apostolico e vi porgo il mio più cordiale benvenuto. Saluto Lei, Mons. Rettore, e tutta la comunità del Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco, nonché gli ospiti. Ringrazio in modo particolare il Cardinale Zenon Grocholewski per le significative parole a me rivolte a nome di tutti i presenti.

Ciò che vi ha portati qui, ad incontrare il Successore di Pietro e ad essere confermati nella fede e nella vostra appartenenza alla Chiesa, è una felice circostanza a voi giustamente molto cara: il centenario di fondazione di questa benemerita Istituzione. Sorta per illuminata intuizione e mirabile iniziativa di san Józef Sebastian Pelczar, allora Vescovo di Przemy{l-sacute}l, iniziò la sua storia già durante il pontificato di san Pio X, al quale fu presentato il progetto di fondazione. Il 13 maggio 1909 lo stesso Papa approvò la richiesta dei Vescovi polacchi e il 19 marzo 1910, con il decreto Religioso Polonae gentis, fu eretto l'Ospizio Polacco. Venne solennemente inaugurato il 13 novembre 1910 da Mons. Sapieha, divenuto in seguito Cardinale Arcivescovo di Cracovia. L'Istituto ha così potuto godere, nel corso degli anni, della sollecitudine e dell'affetto dei diversi Pontefici, fra i quali ricordiamo, più vicini a noi, il Servo di Dio Paolo VI e, naturalmente, il futuro Beato, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, che lo visitò nel 1980 ed ebbe modo di sottolineare il suo grande significato per la Chiesa e per il popolo polacco.

Celebrare il primo centenario di questa importante Istituzione costituisce un valido richiamo alla doverosa e riconoscente memoria di coloro che ad essa hanno dato inizio, con fede, con coraggio e con fatica; un richiamo, al tempo stesso, alla responsabilità di portare avanti nell'oggi le finalità originarie, adattandole opportunamente alle nuove situazioni. Al di sopra di tutto è da porre l'impegno di tenere viva l'anima dell'istituzione: la sua anima religiosa ed ecclesiale, che risponde al provvidenziale disegno divino di offrire a sacerdoti polacchi un ambiente idoneo per lo studio e la fraternità, durante il periodo di formazione a Roma.

Di questo Pontificio Istituto, che è stato testimone di tanti avvenimenti significativi per la Chiesa in Polonia, ora fate parte anche voi, cari Sacerdoti studenti, che, giunti nel cuore della cristianità, desiderate seriamente approfondire la vostra preparazione intellettuale e spirituale, per assolvere nel modo migliore a tutti i compiti di responsabilità che vi verranno via via affidati dai vostri Vescovi per il servizio del Popolo di Dio. Sentitevi «pietre vive», parte importante di questa storia che oggi richiede anche la vostra personale ed incisiva risposta, offrendo il vostro generoso contributo, come lo offrì, nel corso del Concilio Vaticano II, l'indimenticabile Primate della Polonia, il Cardinale Stefan Wyszy{l-nacute}ski, che proprio nell'Istituto Polacco ebbe l'opportunità di preparare la celebrazione del Millennio del Battesimo della Polonia e lo storico Messaggio di riconciliazione che i vescovi Polacchi indirizzarono ai Presuli Tedeschi, contenente le famose parole: «Perdoniamo e chiediamo perdono».

La Chiesa ha bisogno di sacerdoti ben preparati, ricchi di quella sapienza che si acquisisce nell'amicizia con il Signore Gesù, attingendo costantemente alla Mensa eucaristica e alla fonte inesauribile del suo Vangelo. Da queste due insostituibili sorgenti sappiate trarre il continuo sostegno e la necessaria ispirazione per la vostra vita e il vostro ministero, per un sincero amore alla Verità, che oggi siete chiamati ad approfondire anche attraverso lo studio e la ricerca scientifica e che potrete domani condividere con molti. La ricerca della Verità, per voi che da sacerdoti vivete questa peculiare esperienza romana, viene stimolata e arricchita dalla vicinanza alla Sede Apostolica, a cui compete uno specifico ed universale servizio alla comunione cattolica nella verità e nella carità. Rimanere legati a Pietro, nel cuore della Chiesa, significa riconoscere, pieni di gratitudine, di essere all'interno di una plurisecolare e feconda storia di salvezza, che per una multiforme grazia vi ha raggiunti e alla quale siete chiamati a partecipare attivamente affinché, come albero rigoglioso, porti sempre i suoi preziosi frutti. L'amore e la devozione alla figura di Pietro vi spinga a servire generosamente la comunione di tutta la Chiesa cattolica e delle vostre Chiese particolari, perché, come una sola e grande famiglia, tutti possano imparare a riconoscere in Gesù, via, verità e vita, il volto del Padre misericordioso, il quale vuole che nessuno dei suoi figli vada perduto.

Venerati e cari Fratelli, vi affido tutti alla Vergine Maria, tanto amata dal popolo polacco. Invocatela sempre quale Madre del vostro sacerdozio, perché vi accompagni nel cammino della vita ed attiri sul vostro ministero presente e futuro l'abbondanza dei doni dello Spirito Santo. Maria vi aiuti a perseverare con gioiosa fedeltà nella grazia e nell'impegno di seguire Gesù, e a nutrire costantemente una fruttuosa dedizione al vostro quotidiano lavoro e a coloro che il Signore vi pone accanto.

Imparto di cuore a tutti voi, come pure ai vostri familiari ed a quanti vi sono cari, una speciale Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.

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