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Per un dialogo permanente con la Chiesa

· La dichiarazione finale dell’incontro mondiale dei movimenti popolari ·

Una Lettera degli esclusi agli esclusi sarà diffusa tra i movimenti popolari dei cinque continenti insieme con il testo del discorso che Papa Francesco ha rivolto lo scorso 28 ottobre ai partecipanti all’incontro mondiale riuniti in Vaticano. È una delle iniziative annunciate nella dichiarazione finale stilata al termine della tre giorni convocata dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e dalla Pontificia Accademia delle scienze. Nel documento i partecipanti all’incontro lanciano anche la proposta di creare uno spazio di dialogo permanente tra i movimenti popolari e la Chiesa.

Pavel Egüez, «Grido per la pace» (2004, dal murale «Il grido degli esclusi»)

Riuniti dal 27 al 29 a Roma per confrontarsi sulle questioni legate alla terra, al lavoro e alla casa, gli oltre cento delegati hanno sintetizzato nella dichiarazione le analisi e le indicazioni emerse durante il dibattito. Caratterizzato — scrivono — da una speciale attenzione al «prezioso contributo» che la dottrina sociale della Chiesa offre alla riflessione sui temi della giustizia e della solidarietà. «Il nostro principale strumento di lavoro — assicurano — è stata la Evangelii gaudiium, esaminata tenendo conto del bisogno di recuperare modelli etici di condotta nella dimensione individuale, di gruppo e sociale della vita umana».

Nel clima «di dibattito appassionato e di fraternità interculturale» che ha caratterizzato le giornate, i delegati definiscono un «evento storico» la presenza di Papa Francesco. Il quale — affermano — «ha sintetizzato nel suo discorso gran parte della nostra realtà, le nostre denunce e le nostre proposte». Proprio «la chiarezza e l’accuratezza delle sue parole non ammettono doppie interpretazioni e ribadiscono che la preoccupazione per i poveri è al centro stesso del Vangelo». In più, «l’atteggiamento fraterno, paziente e caloroso di Francesco verso tutti e ognuno di noi, soprattutto verso i perseguitati, ha a sua volta espresso la sua solidarietà con la nostra lotta tante volte sottovalutata e giudicata a priori, e addirittura perseguitata, repressa o criminalizzata».

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26 marzo 2019

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