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Uno spazio
per la convivenza

· A Casablanca il solo museo ebraico in un paese arabo ·

È l’unico museo ebraico esistente in un paese arabo. E si trova a Casablanca in Marocco. Aperto dalla casa reale nel 1997 in un edificio costruito nel 1948 come orfanotrofio che ha ospitato fino a 160 giovani ebrei, oggi il museo ebraico della Memoria espone nelle sue sale alcuni preziosi manufatti che documentano il ricchissimo patrimonio ebraico che da sempre fa parte della cultura marocchina: la bimah (circa 1944) della sinagoga Beni-Issakhar a Casablanca, la mezuzah e la menorah di Hanukiah, abiti, oggetti liturgici e di vita quotidiana e persino alcuni attrezzi di cucina. Il museo espone anche un’importante collezione di storia berbera, inclusi costumi, gioielli e pendenti di Fatima. All’interno poi si può visitare un negozio di gioielleria ricostruito utilizzando il banco da lavoro e gli strumenti di un ebreo marocchino, Saul Cohen.

L’edificio, che copre 700 metri quadrati, è costituito da una grande sala che viene usata per conferenze, concerti ed esposizioni di oggetti d’arte dei marocchini ebrei — inclusi dipinti, fotografie e sculture — e da altre tre sale dove sono esposti antichi manufatti appartenuti alle famiglie ebraiche marocchine.

Visitando questo museo si può comprendere quanto la cultura marocchina sia debitrice all’ebraismo. Un debito che viene riconosciuto anche dalla Costituzione oggi in vigore nel paese, approvata il primo luglio del 2011 con un referendum popolare, dove nel terzo capitolo si attesta il contributo storico dato dall’ebraismo alla costruzione della Nazione, unitamente alla cultura araba, amazighita (berbera), subsahariana africana, andalusa e mediterranea.

L’idea diffusa che ebrei e musulmani “non sono mai andati d’accordo” viene smentita da questa realtà giudeo-marocchina che il museo incarna. Al di là di qualunque altro fatto, esso rappresenta un luogo reale e d’incontro permanente, uno spazio per la convivenza oltre che una proposta che mira al futuro. Perché riguardo al passato, come dimostra la documentazione del museo nella sua preziosa biblioteca, già appare il dato di come gli ebrei giunsero nel Maghreb prima d’ogni altro popolo. Si mescolarono con le tribù berbere autoctone, e ci sono perfino reperti che mostrano come alcune di queste tribù si convertirono all’ebraismo. Ciò dimostra che la convivenza tra marocchini ed ebrei è d’antico retaggio.

Guidato oggi da una studiosa musulmana, Zhor Rehihil, che ribadisce come «la nuova Costituzione sottolinea il pluralismo sia etnico che religioso in Marocco», il museo è stato diretto fino a qualche anno fa da un ebreo, il professore Simon Levy, docente all’Università di Rabat e anima della Fondazione del patrimonio culturale ebreo-marocchino. Prima del suo impegno per preservare la cultura ebraica marocchina, Levy (1934-2011) era noto come attivista per l’indipendenza e per i diritti umani dai tempi del colonialismo fino al regno di re Hassan II.

Il museo, che ha anche una biblioteca e una sala di proiezione audiovisiva, è sostenuto dalla Fondazione del patrimonio culturale ebreo-marocchino che, della sua costituzione nel 1997, ha intrapreso una catalogazione minuziosa — e in alcuni casi il restauro — di sinagoghe, quartieri (mélaj) e cimiteri ebraici che sono disseminati in tutto il Marocco. Sono già decine gli spazi e i monumenti catalogati e recuperati, alcuni dei quali di grande valore architettonico e culturale. «Per molti di essi possiamo contare su un dettagliato reportage fotografico esposto nel museo», dice Zhor Rehihil, e non si può negare che «alla fine, l’opera degli ebrei in Marocco è così vasta che diviene parte importante della ricchezza culturale marocchina».

Gli ebrei marocchini costituiscono un’antica comunità. Prima della fondazione di Israele nel 1948, c’erano nel paese tra 250.000 e 350.000 ebrei: la più grande comunità ebraica nel mondo musulmano. Oggi ne rimangono meno di 2500. Ma l’esistenza di luoghi come questo museo è una nuova porta che si apre alla speranza. E vale la pena ricordare che nel settembre del 2011, in Marocco, presso l’Università Al-Akhawayn di Ifrane, appena due ore a sud di Rabat, si è tenuta una storica conferenza che, per la prima volta in un paese arabo, è stata dedicata alla memoria (e non alla negazione) della Shoah. Come pure vale la pena ricordare che un ebreo, Andrè Azoulay, è il consigliere dell’attuale re del Marocco, Mohammed VI, come lo è stato di suo padre, re Hassan II.

di Rossella Fabiani

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