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Uno sguardo
lucido e aperto

Nel recensire il libro di Lucetta Scaraffia "Dall'ultimo banco. Donne, chiesa, sinodo", il priore di Bose scrive che nelle chiese della "mia infanzia e adolescenza" le donne erano sempre nei primi banchi, subito dietro o accanto ai bambini, mentre in fondo alla chiesa — sovente nemmeno seduti nei banchi, ma in piedi accanto al portone — stavano gli uomini. Eppure il titolo provocatorio usato da Lucetta Scaraffia per il suo ultimo libro, "Dall’ultimo banco", sarebbe calzato a pennello per illustrare il ruolo della donna anche nella Chiesa preconciliare. È dall’ultimo banco dell’aula che l’autrice ha seguito i lavori del sinodo dei vescovi sulla famiglia ed è da quella visuale che esamina con sagacia e competenza non tanto la perdurante marginalità della donna nella Chiesa cattolica, quanto piuttosto l’impoverimento che l’intera Chiesa patisce a motivo di questa marginalità. I titoli dei capitoli di questa riflessione su «la Chiesa, le donne e il sinodo» sono amaramente negativi — Senza storia, Senza donne, Senza sesso, Senza futuro — eppure l’impressione che si ricava da queste pagine è tutt’altro che sconfortante.

Il disegno, per «Le Monde», di Giulia D’Anna Lupo  ripreso sulla copertina del volume

Certo, la premessa di Corrado Augias - scrive il priore di Bose - accentua deliberatamente il cielo chiuso che pare incombere sulla Chiesa, tuttavia sembra forzare il pensiero di Lucetta Scaraffia che invece rimane lucido e aperto, capace di suscitare rammarico più che rassegnazione e di incutere speranza più che disincanto. Un pregio raro dell’autrice è quello di non appiattire la questione sulla mancata ordinazione delle donne e di dedicarsi invece ad esporre con pertinenza le ragioni di chi come lei «sostiene che l’emancipazione delle donne nella Chiesa può, anzi, deve realizzarsi senza passare per il sacerdozio, e cioè che abbia un senso mantenere quest’ultimo avamposto della differenza».

Così il discorso non si lascia imbrigliare nella sterile rivendicazione di accesso a ruoli e stili di comportamento maschili da parte delle donne ma, ben più in profondità, analizza il proprium delle donne e la ricchezza che verrebbe a tutta la Chiesa da una loro valorizzazione in quanto tali. Questo accento sulla diversità dei carismi e sull’inopportunità di facili omologazioni sottolinea Bianchi - è un prezioso stimolo anche a una riflessione sul ruolo dei semplici battezzati — uomini e donne — troppo spesso relegati all’ultimo banco o comunque esclusi dai tavoli decisionali della Chiesa cattolica. È perlomeno dal Vaticano ii che la Chiesa cattolica parla di «apostolato dei laici» ma poi li confina, a prescindere dal sesso, nei recinti di quella che un tempo si chiamava la «Chiesa discente».

Da queste pagine di Lucetta Scaraffia — ideatrice e coordinatrice del mensile «donne chiesa mondo» collegato a L’Osservatore Romano — sgorga un genuino appello alla Chiesa perché ritrovi, con le donne e grazie anche a loro, una freschezza e una genialità nel vivere, annunciare e testimoniare il Vangelo che una struttura troppo succube di mentalità mondane — da quella maschilista di un tempo a quella rivendicativa ed efficientista dei nostri giorni — ha smarrito. Forse, se allo stare seduti nei banchi — primi o ultimi che siano — riuscissimo a sostituire un cammino compiuto insieme, la corsa della Parola nel mondo contemporaneo ritroverebbe lo slancio perduto.  

di Enzo Bianchi

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07 dicembre 2019

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