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Uno sguardo da ricambiare

· Papa Francesco nella Moschea Blu ·

È significativo osservare che dei viaggi internazionali realizzati da Papa Francesco quattro sono stati in territori a maggioranza islamica: nel Regno di Giordania, nello Stato di Palestina, in Albania e ora in Turchia. «Non sono un turista, sono un pellegrino» ha detto il Pontefice parlando della visita alla Moschea Blu dove si è soffermato a pregare per alcuni minuti volgendo il viso verso la sacra città della Mecca.

In un momento particolare per tutta la regione del Vicino e Medio oriente, il Papa riafferma la sua vocazione a dialogare con i musulmani. Credo di non sbagliarmi se affermo che da un punto di vista storico Francesco è il Papa che più gesti ha compiuto verso l’islam, gesti che sono giunti in un momento in cui il mondo deve avanzare verso un dialogo più attivo e che si traduca in azioni concrete di mutua cooperazione.

Francesco ha detto più volte di non rassegnarsi al fatto che non ci siano cristiani in Oriente, e di certo anche noi musulmani non dobbiamo rassegnarci al fatto che non ci siano cristiani in Oriente, poiché essi sono parte della nostra storia comune e poiché, tra alti e bassi nei rapporti, conviviamo insieme da più di quattordici secoli. Il Corano (5, 82) dice: «Troverai che i più vicini ai credenti sono quelli che dicono “siamo cristiani”» . Il dovere delle autorità islamiche è senza dubbio di garantire la libertà religiosa delle minoranze che desiderano vivere in pace e in armonia: come dice il Corano (2, 256), «nessuna imposizione in religione».

Molti Paesi del mondo islamico stanno attraversando situazioni di violenza. Certo, occorre affrontare le conseguenze di tali situazioni, ma occorre anche pensare che molte delle realtà esistenti sono il risultato del cattivo intervento di potenze estranee alle regioni devastate dai conflitti, così come della mancanza di visione di alcuni Paesi della zona.

Francesco si è rivolto inoltre ai leader musulmani chiedendo loro più forza nella condanna al terrorismo e ha parlato anche di islamofobia e di cristianofobia. Nella Moschea Blu per pregare ha guardato nella stessa direzione verso la quale un quarto della popolazione mondiale rivolge il viso cinque volte al giorno.

Guardare La Mecca vuol dire guardare i musulmani direttamente negli occhi. Sono certo che la maggioranza del popolo dell’islam è capace di ricambiare questo sguardo trasformato in dialogo e fraternità. Dice il Corano (3, 64): «Gente del Libro! Venite a un accordo equo fra noi e voi, decidiamo cioè di non adorare che Dio» e «di non sceglierci tra noi alcun padrone».


 Omar Abboud

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21 maggio 2019

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