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Uno Ior più fedele
alla sua missione
originaria

Il rinnovo degli Statuti dello Ior rappresenta un passo importante nel processo di adeguamento ai migliori standard internazionali ma anche e soprattutto di rinnovata fedeltà alla missione originaria dell’Istituto per le Opere di Religione.

Non è un caso che una delle più significative novità in questo senso sia rappresentata dalla definizione del ruolo del prelato, figura chiave nel tenere contatti con ogni componente dell’Istituto e dunque garantire la circolazione delle informazioni e la cura delle relazioni. Il prelato infatti ora «mantiene scambi costanti con amministratori e dipendenti» oltre a «promuovere la dimensione etica del loro operato» oltre che custodire «l’archivio della Commissione cardinalizia». La carica non potrà più rimanere vacante, come accaduto in passato.

Altri segnali importanti sono rappresentati dalla maggiore sottolineatura della peculiarità dello Ior e del suo essere sottomesso alle norme canoniche, come pure il suo essere inquadrato nel rinnovato contesto legislativo vaticano voluto da Benedetto XVI e completato da Francesco in materia di transazioni finanziarie, trasparenza, antiriciclaggio.

Ancora, è significativa l’attenzione al personale, con la richiesta di adesione al Codice Etico approvato dal Consiglio di Sovrintendenza, e le norme chiare che impediscono i doppi incarichi, le consulenze e le partecipazioni societarie ai dipendenti che devono dunque avere un rapporto di lavoro obbligatoriamente esclusivo con l’Istituto.

Gli Statuti rinnovati mostrano un’attenzione maggiore a garantire il rinnovamento degli incarichi di indirizzo, controllo e vigilanza: sia i membri della Commissione Cardinalizia sia quelli del Consiglio di Sovrintendenza non potranno avere più di un rinnovo, mentre il Direttore — che come già stabilito dalle norme precedenti poteva avere un incarico a tempo determinato o indeterminato — dovrà in ogni caso lasciare al compimento dei 70 anni, senza la possibilità di proroghe. Mentre i precedenti Statuti prevedevano la figura del Vice-Direttore, quelli rinnovati la citano come «eventuale».

Infine, due novità strutturali di rilievo. La prima è la riduzione da cinque a quattro degli Organi dell’Istituto: scompaiono infatti da questo elenco i Revisori interni, fino ad oggi con incarico triennale ma rinnovabile senza limiti. Viene invece statutariamente prevista la figura del Revisore esterno: sarà nominato dalla Commissione cardinalizia su proposta del Consiglio di Sovrintendenza e potrà svolgere il suo incarico per un periodo di tre esercizi consecutivi, rinnovabile una sola volta. La scelta del Revisore esterno, che formalizza una prassi di fatto seguita da anni dall’Istituto per conformarsi a standard internazionali, elimina un possibile conflitto d’interessi insito nello Statuto del 1990 che prevedeva che la nomina di tre revisori spettasse al Consiglio di Sovrintendenza.

La seconda novità è rappresentata dall’ampliamento del numero dei membri del Consiglio di Sovrintendenza, che ora sarà composto da sette membri, mentre fino ad oggi sono stati cinque. Una decisione che rende più facile ai membri del Consiglio lavorare anche divisi in comitati consultivi a seconda delle materie trattate. Il lavoro del Consiglio viene poi agevolato dalla possibilità di partecipare alle riunioni, in caso di reale necessità, anche a distanza utilizzando i mezzi di telecomunicazione.

Viene inoltre introdotta la figura del Segretario Unico del Consiglio, che è responsabile della verbalizzazione delle sedute consiliari e della custodia dei relativi verbali: una scelta in linea con la prassi bancaria e, rispetto a quanto previsto dallo Statuto del 1990, evita il coinvolgimento, in un’attività così delicata, di dirigenti che potrebbero trovarsi in condizione di conflitto d’interesse.

Con il nuovo Statuto in vigore l’Istituto si accinge a definire un nuovo Regolamento interno con l’obiettivo di meglio dettagliare e rafforzare la sua gestione, aumentandone la trasparenza.

di Andrea Tornielli

Il Chirografo del Papa per il nuovo Statuto dell’Istituto per le Opere di Religione

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15 novembre 2019

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