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Uno di famiglia

· ​La morte di Pio XI (10 febbraio 1939) nei ricordi di Ester e Bernardino Nogara ·

Nell’archivio della famiglia Nogara sono numerose le testimonianze del legame di amicizia e venerazione che legava vari membri della famiglia, sin dalla fine dell’Ottocento, a don Achille Ratti, poi prefetto della Biblioteca Ambrosiana e quindi della Vaticana, rappresentante pontificio in Polonia, per pochi mesi arcivescovo di Milano e infine eletto al soglio di Pietro nel conclave del 1922, dal quale uscì con il nome di Pio XI. 

Esequie di Pio xi  (11 febbraio 1939)

La morte di Papa Ratti il 10 febbraio 1939 fu accolta dai Nogara con vero dolore, quasi fosse scomparso un membro della famiglia. Ne sono commovente prova i frammenti di diario scritti in quei giorni da Ester Martelli, consorte di Bernardino Nogara, l’ingegnere che era stato chiamato, non appena firmati i patti del Laterano nel 1929, da Pio XI ad assumere le funzioni di delegato alla Amministrazione speciale della Santa Sede. I coniugi Nogara dal 1930 sino al 1954 risiedettero nel nuovo palazzo del Governatorato in Vaticano mentre il fratello Bartolomeo, nominato nel 1920 direttore generale dei Musei vaticani da Benedetto XV, risiedeva nella Terza loggia del Palazzo apostolico.
Ester Nogara Martelli conduceva in Vaticano una vita molto riservata, dedicando gran parte del suo tempo alle attività caritative della Conferenza delle Dame di San Vincenzo. Attività che si svolgevano soprattutto nella vicina parrocchia di San Gregorio VII, proprio sotto le mura vaticane e che era allora una povera chiesa prefabbricata al centro di un quartiere di baracche miseramente abitate.
Da ragazza Ester aveva avuto una raffinata educazione a Milano, ove era nata nel 1875: aveva imparato a leggere e scrivere sulle ginocchia di Cesare Cantù di cui era nipote; aveva preso lezioni di italiano dallo scrittore Emilio De Marchi; aveva frequentato il salotto letterario della zia Rachele Villa Pernice Cantù (munifica benefattrice della Biblioteca Ambrosiana proprio ai tempi della prefettura di Achille Ratti). Aveva poi vissuto a lungo in Inghilterra, in Grecia e a Costantinopoli, al seguito del marito ingegnere minerario e diplomatico. Era dunque naturale che sapesse scrivere molto bene, con mente aperta alle problematiche politiche e sociali del tempo.
La malattia di Pio xi già preoccupava da qualche settimana i suoi più intimi collaboratori fra i quali Bernardino Nogara, il quale, come risulta dai diari di monsignor Diego Venini, addetto all’ufficio del Maestro di Camera del Papa, aveva anche chiesto a Parigi consigli a un famoso cardiologo e aveva visitato per l’ultima volta il Pontefice ormai irrimediabilmente segnato dalla malattia il 1° febbraio, pochi giorni prima della morte. Nogara ricordava spesso in famiglia come Pio xi fosse preda di acutissimi dolori e come, sopra il letto su cui giaceva, avesse fatto installare due anelli appesi a corde ove egli si attaccava quando le fitte di dolore diventavano insopportabili.
Ester seguiva l’evolversi della malattia e così infatti scriveva il 9 febbraio 1939: «Siamo in grande trepidazione per la salute del Santo Padre! Forse il malanno sembra più grave per il fatto che proprio in questi giorni ci si sente ancora più intimamente stretti a Lui: ricorre il 60esimo di Messa, il XVII anno di Pontificato, il XX di Episcopato e il X del Concordato con l’Italia. Tutti i Vescovi d’Italia sono stati invitati per un’udienza speciale: il Santo Padre dovrebbe scendere in San Pietro per il Pontificale e dare dal suo trono la benedizione. Tutto è sospeso e tutti si prega con il massimo fervore per questo Santo Vegliardo dal quale parte la parola di pace, di concordia, di spirito fraterno, di amore... confidiamo! Ma molti furono i grandi dolori che pesarono e pesano sul cuore di Lui, molte furono le lacrime da Lui versate perché la Sua voce non la si vuole ascoltare... e tale fu ed è il suo dolore che in un atto sublime di generosità Egli offerse la sua vita pur di ottenere la pace». Ester allude qui al celebre radiomessaggio di Pio XI del 29 settembre 1938, in contemporanea con l’incontro a Monaco di Baviera dei presidenti del consiglio di Francia e Regno Unito con Hitler e Mussolini, incontro che sembrò aver evitato lo scoppio della guerra ma che in realtà la rinviò di un anno.
Ma né medici né preghiere valsero a mantenere in vita il Pontefice, come annotava Ester il giorno dopo, il 10 febbraio: «Il nostro Santo Padre è spirato stamane alle 5.31. L’angoscia è nel cuore di noi tutti che Lo amavamo profondamente ed è un’angoscia tanto più dolorosa in quanto si sa che fu la guerra cattiva, maligna mossa dai dirigenti della nostra Italia alla Chiesa a dare l’ultimo colpo alla fibra fiaccata del Santo Vegliardo. Perché si calmassero queste lotte, perché regnasse l’amore e la concordia, Egli offrì la sua vita e si immolò vittima a Dio, e Dio accettò la sua offerta. Ma che il sacrificio della sua vita valga a far cessare questa lotta contro la Chiesa e salvi l’Italia da questa onta e salvi il mondo tutto dalla guerra e dal subbuglio in cui ora si trova. Cattive cose si preparano, grandi amarezze attendono la nostra Religione; furono a Lui risparmiate ferite cocenti... da lassù vegli su noi e ci salvi. Lo hanno portato in Cappella Sistina con grande pompa, ed ora riposa nei suoi abiti pontificali... È sereno il suo volto, si è ricomposto: è la pace, è la calma dell’uomo giusto... e stamane presto col mio Bernardino sono andata ad inginocchiarmi davanti alla sua salma... eravamo pressoché soli... alcune suore di San Vincenzo, alcuni sacerdoti in raccolta preghiera: un silenzio religioso e noi abbiamo potuto pregare e piangere... abbiamo perso il Padre, il Padre spirituale che sapeva i nostri dolori, le nostre miserie, che aveva saputo comprendere il mio Bernardino raddoppiando la dose della stima e dell’affetto che aveva per lui... oh quanto fu il bene da Lui fatto che non si sa, che non si dice, ma che rimane nel nostro intimo come un tesoro prezioso che ci fa piangere ora di dolore, di riconoscenza, di venerazione... ogni volta che mi avvicinavo a Lui erano lacrime di commozione profonda, sempre, che mi toglievano la voce... dalla Gloria Celeste che ora gode Egli benedirà più e meglio la famiglia del suo Bernardino “figliolo prediletto”... Bernardino mio è accasciato e leggo il suo strazio nel suo silenzio».
E Bernardino in un suo libro di appunti annotò: «Venerdì 10 febbraio ore 5.31 spirava il Santo Padre al quale mi legavano anni di filiale devozione e collaborazione. È morto un grande Papa di immortale memoria per la cattolicità e tutta la cristianità e umanità. È vivo in Cristo un grande protettore».
Qualche giorno dopo i solenni funerali di Pio XI, Ester così ancora scriveva: «Pio XI è tumulato solennemente nelle Grotte Vaticane e ogni mattina scendo a fare la mia preghiera. A Lui morto dico quello che non osavo dire a Lui vivo e gli esprimo tutta la mia riconoscenza per tutto, tutto quello che Lui ha fatto per la nostra famiglia con tanta delicatezza, con tanta santa ispirata autorità: per tutta la profonda stima di cui circondava Bernardino, stima fatta di affetto, di deferenza, di fiducia, vorrei quasi dire di tenerezza».

di Bernardino Osio

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