Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Universalità della Chiesa

L’immagine di Papa Francesco che chiude i pesanti battenti della porta santa della basilica vaticana ha fatto il giro del mondo. La Cappella Sistina aveva appena terminato un canto tratto dal libro di Isaia — «O chiave di Davide, scettro della casa d’Israele, che apri, e nessuno può chiudere, chiudi e nessuno può aprire» — quando il Pontefice si è soffermato sulla soglia del grande portone e ha pregato in raccoglimento. Poi, si è avvertito solo il rumore delle ante che si chiudevano e nella basilica è sceso il silenzio. Con questo gesto, domenica mattina, 20 novembre, il Papa ha solennemente concluso l’anno santo straordinario, una settimana dopo che nelle diocesi di tutto il mondo erano state chiuse le porte della misericordia.

Il rito ha preceduto la concelebrazione eucaristica presieduta dal Pontefice in piazza San Pietro nella solennità di Cristo Re. «Dio Regna, esulti la terra» intonavano i cantori, mentre la processione si snodava dall’atrio della basilica verso la piazza. Intorno al Papa era rappresentata l’universalità della Chiesa: tutti i nuovi porporati (eccetto Sebastian Koto Khoarai) che il giorno precedente avevano ricevuto le insegne cardinalizie, accanto ai centoquindici già appartenenti al Collegio — tra i quali il decano, Sodano, e il segretario di Stato, Parolin — oltre a centocinquanta tra arcivescovi e vescovi, tremila sacerdoti, qualche migliaio di religiosi e di religiose, più di settantamila fedeli. Universalità che ha trovato eco anche nella preghiera dei fedeli, quando si è pregato per il Papa e i nuovi cardinali, in spagnolo; per i legislatori e i governanti, in cinese; per quanti hanno ottenuto misericordia, in sango (la lingua parlata nella Repubblica Centroafricana, paese di origine del cardinale di Bangui); per i peccatori e gli smarriti di cuore, in portoghese; per i sofferenti e le persone sole, in albanese.

Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati; i monsignori Borgia, assessore, Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, e Bettencourt, capo del Protocollo. Moltissimi i presuli e i prelati della Curia romana. Tra questi, l’arcivescovo Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Sapienza, reggente della Prefettura.

Oltre alle delegazioni ufficiali già presenti sabato 19 in occasione del concistoro, c’erano presenti il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi con la consorte, e il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

La chiusura della porta santa e la messa sono state le prime cerimonie papali trasmesse in diretta televisiva in ultra hd con l’aggiunta dell’high dynamic range (hdr).

Lunedì gli operai della Fabbrica di San Pietro, i “sanpietrini”, hanno iniziato a collocare una serie di mattoni a secco dietro i battenti della porta santa della basilica. Una volta conclusa questa fase e posto un muretto leggero, nei giorni seguenti avverrà la cerimonia con la quale si porrà all’interno del muro una cassetta con il rogito di chiusura.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE