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Uniti nella sofferenza

· ​Celebrazione ecumenica nella concattedrale del patriarcato di Gerusalemme dei Latini ·

Celebrazione, mercoledì scorso a Gerusalemme, nella concattedrale del patriarcato latino, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che in Terra santa si svolge quest’anno dal 23 al 31 gennaio. Alla messa, presieduta dal patriarca Fouad Twal, hanno partecipato numerosi fedeli e rappresentanti di varie Chiese. Dopo la proclamazione del Vangelo, recitato in arabo dall’arcivescovo Joseph Jules Zerey, ausiliare del patriarcato di Antiochia dei Greco-Melkiti per Gerusalemme, il rettore del seminario di Beit Jala, padre Jamal Khader, ha tenuto l’omelia, in inglese, sollecitando l’assemblea a comprendere il modo in cui Dio vuole l’unità per la sua Chiesa e sottolineando come la diversità sia una ricchezza e unità non significhi uniformità.

Khader ha parlato della realtà dell’ecumenismo del sangue (concetto caro a Papa Francesco) nel Vicino oriente. Nella sofferenza, i cristiani sono già uniti: «Ho incontrato dei cristiani iracheni rifugiati in Giordania. Soffrono uniti, la propria fede li unisce. Le loro sofferenze sono una comunione di sangue, attraverso la testimonianza, una comunione nel martirio. Davanti a loro — ha concluso il rettore del seminario di Beit Jala — dovremmo vergognarci delle nostre divisioni e delle nostre dispute».

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13 dicembre 2018

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