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Uniti nel dolore e nella condanna

· Dopo la strage perpetrata dai jihadisti somali di Al Shabaab in Kenya ·

La terrificante strage perpetrata dal gruppo islamista somalo Al Shabaab nel campus dell’università di Garissa, in Kenya, vede uniti nel dolore e nella condanna i cristiani, contro i quali era espressamente diretto l’attacco — erano tutti cristiani, in massima parte studenti, i 148 morti accertati e l’ottantina di feriti — e i musulmani del Kenya. 

Studenti dell’università di Garissa scampati al massacro (Afp)

Al cordoglio e alla preghiera per le vittime, per i loro familiari e per il popolo kenyano espresso dai rappresentanti delle comunità cristiane, a partire da Papa Francesco, si sono uniti quelli dei principali esponenti islamici del Paese.

Nell’esprimere tali sentimenti, il segretario del Consiglio degli imam e dei predicatori del Kenya, lo sceicco Khalifa, ha anche denunciato l’irresponsabilità di alcuni kenyani che attraverso i social media «diffondono immagini disgustose e messaggi che istigano all’odio». Dalla stessa Garissa, Abdullah Salat, esponente del Consiglio supremo dei musulmani del Kenya, ha detto che la comunità islamica locale «condanna con forza gli atti barbari commessi contro studenti universitari innocenti». Il religioso ha rivolto poi un appello al Governo di Nairobi affinché con l’aiuto della comunità internazionale sradichi «il mostro del terrorismo». Sostegno al Governo di Nairobi nella lotta al terrorismo hanno promesso tanto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, quanto l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea, Federica Mogherini.

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16 dicembre 2019

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