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Unità plurale

· La Chiesa in sinodo ·

Pervenuta all’approvazione quasi unanime della relazione finale, la compagine sinodale ha dato testimonianza di unità dottrinale nella pluralità pastorale. Di questa sana prova di collegialità tutto il popolo di Dio può rallegrarsi, riconoscendo nella stretta unione tra il Papa e i vescovi il segno eloquente della comunione gerarchica, senza temere alcuna confusione.

La famiglia cristiana costituita sacramentalmente da un uomo e da una donna — che all’amore di Dio credono e affidano la loro unione fedele e feconda — ha ricevuto dai padri sinodali la promessa di una rinnovata cura pastorale, unitaria nei contenuti e differenziata nelle situazioni. La pluralità delle vie sulle quali Dio compie il suo disegno sulla famiglia si è riflessa nella varietà delle culture e delle tradizioni presenti nelle Chiese locali.

Grazie all’opera dello Spirito santo, il Vangelo della famiglia, proclamato nella lingua dell’unica fede, può essere compreso nei diversi contesti, poiché la continua Pentecoste con cui Dio rinnova la Chiesa genera sempre nuove forme di incontro tra la fede e le culture. Come ha ricordato nel discorso a conclusione del sinodo Papa Francesco, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale — come ho detto, le questioni dogmatiche ben definite dal magistero della Chiesa — ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

È dunque possibile guardare con fiducia ai frutti che potranno scaturire dai lavori sinodali alla luce del principio secondo il quale «l’inculturazione — ha detto ancora il Pontefice — non indebolisce i valori veri, ma dimostra la loro vera forza e la loro autenticità, poiché essi si adattano senza mutarsi, anzi essi trasformano pacificamente e gradualmente le varie culture». Non si tratta di un modello ideale di famiglia perfetta da riprodurre automaticamente ovunque, ma della potenza creativa dell’amore umano consacrato da Dio. In ogni contesto culturale, infatti, i legami familiari disegnano sempre nuovi ritratti originali dell’unica forma divina dell’amore.

Ogni famiglia, accompagnata da Dio lungo i lieti e impervi sentieri della sua storia, custodita dalla premura materna della Chiesa, è sostenuta dalla triplice forma della grazia divina: preveniente, che prepara al sacramento; concomitante, che sostiene nel cammino quotidiano; conseguente, che guarisce le ferite. Ciò che avviene all’interno della Chiesa domestica assume ancora maggior valore per la comunità cristiana, vera e propria famiglia di famiglie.

Nella sua varietà geografica e culturale, la Chiesa vive di una pluralità orientata all’armonia. Per questo sono necessari tempo e pazienza. L’armonia è risultato invece che premessa; è promessa divina anziché guadagno umano, poiché — scrive Papa Francesco nell’Evangelii gaudium (n. 131) — «la diversità dev’essere sempre riconciliata con l’aiuto dello Spirito Santo; solo Lui può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, al tempo stesso, realizzare l’unità».

La Chiesa uscita dal Sinodo è maturata nell’unità attraverso la valorizzazione della pluralità, che non è minaccia, ma ricchezza. E la garanzia dell’unità — lungi dalla limitazione della libertà e dal timore della dispersione — viene dalla comunione gerarchica che l’episcopato cattolico ha con il successore di Pietro e vescovo di Roma.

di Maurizio Gronchi

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26 gennaio 2020

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