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Unità e comunione

· ​Ad Arbil il sinodo della Chiesa caldea ·

Un campo profughi  nell’area di Mosul (Reuters)

Le iniziative a favore dei profughi di Mosul e della piana di Ninive, la beatificazione dei martiri caldei, la sfida tuttora aperta dell’emigrazione, il rinnovamento della liturgia, ma anche la scelta di un nuovo vescovo per l’eparchia di Saint Peter the Apostle of San Diego, negli Stati Uniti, in passato al centro di una controversia che l’ha vista opposta allo stesso patriarcato: è un sinodo importante per la Chiesa caldea quello che si apre oggi ad Arbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Il principale obiettivo è di rilanciare il valore dell’unità e di interrompere — spiega ad AsiaNews il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako — «questa fuga di preti e monaci dall’Iraq», evento «grave» che «non deve accadere di nuovo». Un incontro (che si concluderà il 28 settembre) improntato dunque all’unità e alla comunione fra diocesi e al bene dei fedeli, esortando i sacerdoti «a lavorare per aiutare famiglie e sfollati a sostenere il fardello della loro condizione».

Il sinodo di Arbil è preceduto da un ritiro spirituale del clero caldeo per richiamare i sacerdoti alla riscoperta del valore del silenzio, grazie al quale è possibile vivere appieno il senso della riflessione e della preghiera. Solo attraverso la fede più profonda infatti può essere interpretato il vero significato della confessione, del pentimento, del cambiamento. Considerazioni ancora più importanti in quest’anno giubilare dove uno stile di vita misericordioso rappresenta un «dovere sacro», a cui si unisce il compito di istruire ed educare il gregge: «Il prete è il titolare della compassione e deve saper amare e perdonare come Dio ama e perdona», ricorda Sako.

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26 febbraio 2020

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