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Un’inchiesta sulle violenze
a Kinshasa

· ​Chiesta dai vescovi congolesi ·

Si moltiplicano le reazioni di indignazione e sgomento dopo gli scontri avvenuti domenica a Kinshasa durante le manifestazioni per chiedere che si svolgano al più presto le elezioni presidenziali rinviate al 2019 dal presidente Joseph Kabila. Sono almeno otto le persone morte.

Un ragazzo congolese   manifesta a Kinshasa (Ap)

La Conferenza episcopale del Congo (Cenco) si è dichiarata «profondamente colpita dagli atti ignobili che hanno avuto luogo» durante la marcia promossa dal Comité Laïc de Coodination in ricordo della firma, avvenuta sotto l’egida dei vescovi, dell’accordo di San Silvestro che prevedeva di tenere le elezioni presidenziali entro la fine del 2017. Nel suo comunicato, pubblicato ieri il 2 gennaio, la Cenco condanna «la violazione della libertà di culto garantita in ogni stato democratico e la profanazione di alcune chiese, accompagnata dall aggressione fisica di fedeli, chierichetti e sacerdoti». Ugualmente, i vescovi denunciano «con fermezza il ricorso alla violenza di alcune forze dell’ordine, una violenza non giustificata e che ha occasionato la morte di persone» e chiedono «un’inchiesta seria e obiettiva per verificare i responsabili delle aggressioni fisiche e delle perdite umane». Anche l’Unione europea ha denunciato oggi «il ricorso alla violenza» da parte delle autorità congolesi di fronte alle iniziative popolari che miravano a chiedere un'alternanza ai vertici della Repubblica Democratica del Congo». L’uso della violenza, «anche durante cerimonie religiose, a scopo di repressione di ogni tentativo di manifestazione pacifica, va contro la Costituzione congolese che garantisce il diritto a manifestare e la libertà di riunione», ha dichiarato Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune. 

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18 gennaio 2018

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