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Un'impronta nella storia del Novecento

· ​Dizionario biografico dei canonici della cattedrale di Napoli ·

Giovanni Paolo II con monsignor Salvatore Garofalo

Il Capitolo della Cattedrale di Napoli ha trovato un suo storico tra Ottocento e Novecento nel clima del rinnovamento degli studi positivi su quel periodo intenso e complesso. In continuità ideale con l’erudita Historia collegii patrum canonicorum scritta nel 1900 da Pasquale Santamaria è uscito, per le Edizioni di Storia e Letteratura, un Dizionario biografico dei canonici della Cattedrale di Napoli (pagine 312, euro 55), redatto da Ugo Dovere, autorevole e stimato storico della Chiesa, sacerdote napoletano, che ha stilato 175 profili biografici di sacerdoti appartenuti al Capitolo Metropolitano di Napoli tra il 1900 e il 2000, dall’episcopato del cardinale Giuseppe Prisco a quello del cardinale Michele Giordano. 

Sulla base di un’ampia e accurata documentazione archivistica, Dovere ricostruisce un completo profilo bio-bibliografico dei singoli canonici, fornendo notizie sul percorso formativo, sul ministero svolto e sui ruoli ricoperti all’interno del Capitolo e a servizio della diocesi. Con diligenza ricostruisce l’elenco delle loro pubblicazioni e offre indicazioni archivistiche e bibliografiche per ulteriori approfondimenti. Arricchisce, poi, molte schede con ritratti dei singoli canonici E offre una serie di elenchi e di indici che favoriscono l’utilizzo del libro come utile strumento di ricerca.
L’importanza di questo studio — che va al di là della storia locale — si coglie già dal fatto che dalla gran massa di nomi risaltano quelli di uomini che hanno lasciato un’impronta significativa nella storia del Novecento, come Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte, che fu mentore del giovane Eugenio Pacelli nel servizio diplomatico della Santa Sede e morì nel 1948 come cardinale decano, con al capezzale un addolorato Pio xii.
Ma spiccano pure i nomi di Antonio Zama, che seguì Giovanni Battista Montini nella guida della Fuci e, con Paolo vi, ebbe parte nel drammatico rapimento di Aldo Moro. O di Paolo Savino, che, sempre di Montini, fu compagno di studi presso l’Accademia Ecclesiastica, che poi presiedette dal 1937 al 1959; o del biblista Salvatore Garofalo, che al Vaticano ii, insieme al padre Sebastian Tromp, lavorò alla costituzione dogmatica Dei Verbum.
In controluce, le personalità ricostruite nel libro consentono di cogliere l’evoluzione della cultura e del senso ecclesiale sviluppatisi nel corso del secolo. Si vede perfettamente, per esempio, la predilezione per studiosi di formazione neo-scolastica tra i canonici nominati dal tomista cardinale Giuseppe Prisco, che volle nel Capitolo molti dei suoi colleghi del liceo arcivescovile.
Con il cardinale Alessio Ascalesi, invece, per il periodo tra le due guerre, il tipo ideale del canonico napoletano continuò a essere colto — si costituiva in quegli anni la Facoltà Teologica Napoletana, presieduta dal futuro cardinale Pietro Parente —, ma si predilissero i giuristi o gli amministratori (come quel Tommaso Alessio, che l’arcivescovo Ascalesi incontrò quand’era vescovo di Muro Lucano e portò con sé a Sant’Agata de’ Goti, Benevento e poi infine a Napoli). Ma con Ascalesi cominciarono a essere numerosi anche i “pastori”, già parroci o ispiratori di iniziative pastorali importanti (come Edoardo Alberto Fabozzi, esponente di punta del clero nella crisi del 1931 tra il regime fascista e l’Azione cattolica). Le medesime scelte furono anche dei cardinali Marcello Mimmi e Alfonso Castaldo, che vollero nel Capitolo della cattedrale esperti di diritto e amministratori, ma anche sensibili direttori spirituali (come Vittorio Longo, poi vescovo ausiliare e amministratore della diocesi di Acerra).
È con il cardinale Corrado Ursi — all’indomani del concilio Vaticano ii — che i membri del Capitolo cominciano a non occupare più istituzionalmente posti-guida nella curia arcivescovile, come voleva la tradizione locale. Vi faranno parte Luigi Diligenza, poi arcivescovo di Capua, ma allora rettore del seminario, e Antonio Ambrosanio, anch’egli poi arcivescovo a Spoleto, ma allora preside dell’appena costituita Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Tuttavia, saranno ben undici gli ex parroci chiamati a occupare gli stalli canonicali del duomo di Napoli. Il cambiamento in atto, recepito dal nuovo codice di diritto canonico, che cede ad altri organismi partecipativi, come il consiglio presbiterale o il collegio dei consultori, la rappresentanza del presbiterio locale che prima era del Capitolo cattedrale, esalta la funzione liturgica dei canonici.
Di conseguenza, il cardinale Michele Giordano, fra i diociotto canonici che nomina nei primi tredici anni del suo episcopato, vuole uomini di forte sensibilità liturgica (come fratel Max Thurian, entrato a far parte del presbiterio napoletano provenendo dalla comunità di Taizé, e Vincenzo Pelvi, allora docente di teologia liturgica, poi ordinario militare d’Italia e oggi arcivescovo di Foggia-Bovino) oppure esperti di storia e tradizioni locali o sacerdoti di consolidate esperienze pastorali e spirituali.
Le chiavi di lettura di questo Dizionario biografico dei canonici della Cattedrale di Napoli potrebbero essere molteplici. Di fatto, dietro le tante biografie s’intravede il profilo di una grande diocesi, punto di riferimento per le chiese locali del Mezzogiorno, e contestualmente è possibile cogliere le costanti di sviluppo della vita ecclesiale italiana del Novecento attiva tanto sul fronte dell’impegno culturale, quanto su quello dell’azione pastorale al servizio dell’evangelizzazione.

di Bruno Forte

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20 ottobre 2019

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