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Un’Europa forte
nella Nato

· Obama chiede tempi rapidi per la Brexit ·

Fronte europeo orientale, crisi siriana, emergenza profughi, questione ucraina, lotta al cosiddetto Stato islamico (Is). Sono questi i principali dossier del vertice Nato, in corso a Varsavia. Ma il tutto sembra svolgersi all’ombra della Brexit. Le prime parole del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, all’arrivo in questo summit che è l’ultimo per la sua presidenza, riguardano infatti il futuro del vecchio continente in considerazione dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. Obama ribadisce che «l’Europa unita è una delle più grandi conquiste dei tempi moderni» e aggiunge che «deve essere preservata».

Obama insieme  a Juncker  al vertice di Varsavia (Afp)

E sottolinea che «gli Stati Uniti hanno interesse in una Ue forte e democratica» e, soprattutto, chiede «tempi rapidi» per il processo di distacco di Londra, mettendo in guardia da negoziati conflittuali e lunghi. Non è un caso che il primo incontro di Obama sia con Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, rispettivamente presidente del Consiglio europeo e della Commissione. Da parte sua, Tusk parla di «conseguenze geopolitiche che possono essere molto gravi», ma afferma che «la Brexit, per quanto triste e piena di significati, è solo un incidente, non l’inizio di un processo». E sottolinea che «non c’è libertà in Europa senza solidarietà Atlantica». Il vertice, che per la prima volta si svolge nella capitale polacca, si presenta come il più allargato della storia Nato. Sotto il profilo degli aspetti militari, l’incontro è contrassegnato dal rafforzamento del fronte europeo orientale. Ci si aspetta la ratifica del dispiegamento a rotazione di quattro battaglioni multinazionali tra gli 800 e i 1200 uomini in Polonia e nei tre Paesi baltici. A questo vertice si presenta un’Europa diversa da quella che incontrava Obama nel suo primo summit Nato in Germania nel 2009. Allora il vecchio continente parlava di disarmo nucleare e incoraggiava la fase nuova di rapporti con la Russia, definita reset. Non c’erano state la crisi di Crimea e la questione ucraina. I profughi non erano un’emergenza avvertita drammaticamente. E l’Is non aveva insanguinato Parigi e Bruxelles. Altri tempi, eppure sono trascorsi appena sette anni.

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25 agosto 2019

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