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Un’Europa a due velocità

· Nel rapporto Caritas il forte impatto della crisi in sette Paesi economicamente deboli ·

Aumenta il numero di cittadini europei che rinunciano a cure mediche essenziali, a causa della necessità di partecipare economicamente alla spesa (22,8 per cento di media in Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania e Cipro). 

E il fenomeno si riflette nella domanda sociale che giunge alle Caritas: nel corso del 2013, in Italia, il 10,5 per cento degli utenti dei centri di ascolto ha richiesto una prestazione assistenziale di tipo sanitario, altrimenti erogabile dal servizio pubblico (+ 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente). È solo una delle conseguenze dell’impatto della crisi economica e delle misure di austerità sulla popolazione europea al quale Caritas Europa dedica il Terzo rapporto sul tema, presentato questa mattina a Roma. Lo studio, intitolato Crescono povertà e disuguaglianze. Servono modelli sociali più equi, si è concentrato sulla situazione dei sette Paesi dell’Ue citati sopra, considerati “deboli” dagli osservatori. Contiene una serie di dati, testimonianze e raccomandazioni rivolte ai governi nazionali e alle autorità europee, in merito alla povertà e all’esclusione sociale determinate dalla crisi economica e aggravate dalle politiche di austerity e di spending review messe in atto in numerosi paesi dell’Unione. Nel testo sono inoltre riportati dati e testimonianze sulle forme di intervento delle Caritas a sostegno delle persone e delle famiglie colpite dalla crisi.

I tagli subiti nei servizi pubblici — si legge nella sintesi del rapporto — hanno pesato maggiormente sulla popolazione a rischio di povertà, priva delle risorse necessarie per compensare tali riduzioni di spesa. Alcune delle conseguenze sociali delle misure di austerity saranno misurabili solamente nel medio-lungo periodo, in quanto molti tagli si sono abbattuti su servizi di taglio preventivo. Nel settore dell’assistenza socio-sanitaria, dal 2012 al 2013, vi è stato un forte declino della spesa sanitaria procapite, soprattutto in Grecia (11,1 per cento) e in Irlanda (6,6). In Italia la riduzione è stata pari allo 0,4 per cento.

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19 ottobre 2019

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