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Un’Europa
in crisi esistenziale

· Il discorso di Juncker sullo stato dell’Unione ·

«L’Europa è in crisi esistenziale»: sono parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che oggi, alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha fatto il suo discorso annuale sullo stato dell’Unione. Juncker ha parlato non solo di investimenti da raddoppiare e di flessibilità intelligente, ma anche di difesa comune da costruire e di registrazione per tutti quelli che entrano nell’Ue. Ha quindi affermato che l’Ue sopravviverà alla Brexit, ma ha avvisato: il prossimo anno sarà decisivo.

Il presidente Juncker (Reuters)

Juncker ha chiesto agli Stati membri di portare i 351 miliardi previsti fino al 2017 per gli investimenti a 500 nel 2020 e a 630 da qui al 2022. E il piano è ambizioso anche per l’Africa: Juncker ha ipotizzato una base di 44 miliardi di euro ma un obiettivo di 88, per sostenere con investimenti pubblici e privati l’occupazione nei Paesi di origine delle migrazioni.
Ai membri Ue ha chiarito che «il Patto di stabilità non deve diventare un Patto di flessibilità», ma ha riconosciuto che ci vuole «una flessibilità intelligente per non ostacolare la crescita». In tal senso, Juncker ha parlato della prima generazione in settant’anni che è più povera dei genitori e di «troppa disoccupazione», affermando che serve una «Europa sociale». E sulle vie da percorrere, è stato chiaro: «Il populismo non risolve i problemi, ma li crea». Ma ha anche rimproverato i capi di Stato e di Governo chiedendo «più coerenza».
In tema di sicurezza, «la questione terrorismo è una priorità assoluta» e «serve una risposta unitaria». Tutti i cittadini che entrano ed escono dalla Ue verranno registrati e verrà introdotto una sorta di visto europeo (Etias). Ci sarà — questo auspica il presidente — un potenziamento di Europol e un migliore scambio di informazioni delle intelligence.
E Juncker ha confermato che l’Ue dovrà contare su «risorse militari comuni», servirà un «centro di coordinamento» unico. «Federica Mogherini — ha infine aggiunto — fa un lavoro eccellente, ma dovrà diventare un vero ministro degli Esteri della Ue».

Parlando di migrazioni, l’ex premier lussemburghese ha ribadito i valori di pace e solidarietà, che sono alla base dei Trattati europei. E sul punto della solidarietà è tornato quando ha parlato del piano di redistribuzione dei richiedenti asilo, la cui attuazione è ferma. Alla vigilia del vertice di Bratislava, il 16 settembre, è intervenuto anche il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, per chiedere che i tempi sulla Brexit non siano infiniti e, soprattutto, per chiedere che si rilanci su tutti i dossier aperti e da riaprire.

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26 agosto 2019

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