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Un’economia di tutti e per tutti

· ​Agli imprenditori italiani il Papa ricorda che precarietà e disoccupazione privano i giovani della dignità e li invita a rifiutare raccomandazioni, favoritismi e disonestà ·

Deve essere “il bene comune” la «bussola che orienta l’attività produttiva», per far crescere «un’economia di tutti e per tutti», che non sia «insensibile allo sguardo dei bisognosi». È quanto ha raccomandato Papa Francesco agli imprenditori italiani riuniti in Confindustria, ricevendoli in udienza sabato mattina, 27 febbraio. Dopo aver promosso un seminario di studio a Roma, che ha avuto per slogan “fare insieme”, la confederazione degli industriali ha vissuto una giornata giubilare nell’aula Paolo vi culminata nell’incontro con il Pontefice. Il quale, Evangelii gaudium alla mano, ha ribadito che un’economia solidale è davvero possibile, solo qualora «la semplice proclamazione della libertà economica non prevalga sulla concreta libertà dell’uomo e sui suoi diritti» e «il mercato non sia un assoluto, ma onori le esigenze della giustizia e, in ultima analisi, della dignità della persona. Perché — ha riaffermato con forza — non c’è libertà senza giustizia e non c’è giustizia senza il rispetto della dignità».

Con il pensiero rivolto alle nuove generazioni, il Papa ha fatto in particolare riferimento a «tutti quei potenziali lavoratori, specialmente i giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati». Inoltre, ha aggiunto, l’«attenzione alla persona concreta comporta una serie di scelte importanti», come «dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall’angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli; saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umiltà e fiducia progetti e idee; fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilità crei altra responsabilità, la speranza crei altra speranza». E proprio a tal fine ha invitato gli industriali italiani a intraprendere la “via maestra” della giustizia, rifiutando «le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi, e le deviazioni pericolose della disonestà e dei facili compromessi».

«La legge suprema sia in tutto — ha concluso con un auspicio — l’attenzione alla dignità dell’altro», che non può essere «calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno».

Il discorso del Papa 

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