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Una jeep per la missione

· Montini e l’India ·

Dal 2 al 5 dicembre 1964 Paolo VI si recò in India, accettando l’invito del cardinale Gracias, arcivescovo di Bombay, in occasione del trentottesimo congresso eucaristico internazionale che si sarebbe tenuto nella metropoli indiana. Guidata sin dal 1947 dal primo ministro Nehru, propugnatore di una politica di tolleranza e capofila dei Paesi non allineati, l’India aveva però già in quegli anni rapporti molto tesi con il vicino Pakistan, che sarebbero sfociati qualche tempo dopo nel conflitto armato per il controllo del Kashmir. Inoltre, pur essendo diventata il settimo paese più industrializzato del mondo, la grande nazione continuava a subire un grosso squilibrio economico e la maggior parte della popolazione, nelle campagne e nelle periferie urbane, viveva spesso in condizioni di miseria e grande povertà. I cristiani rappresentavano solo il 3 per cento della popolazione, composta in prevalenza da induisti e in misura minore da musulmani.

L’incontro tra Paolo VI e Madre Teresa  Nel febbraio 1965 il Papa concesse alle Missionarie della carità il titolo  di congregazione di diritto pontificio

La visita di Papa Montini, che intendeva compiere «un viaggio di amicizia e di fratellanza», offrì al Pontefice l’opportunità di conoscere direttamente il popolo indiano, tanto stimato «per la sua intima religiosità, per la sua innata nobiltà, per la sua civiltà artistica e culturale, che raggiunge le vette più alte dello spirito umano» come disse in partenza da Roma.

E le folle si radunarono numerose sin dal suo arrivo a Bombay, quando oltre quattro milioni di persone si assieparono accogliendo calorosamente Paolo VI e quasi formando una muraglia umana ininterrotta, lungo la strada percorsa dal Papa dall’aeroporto alla sede del congresso eucaristico. Alle manifestazioni liturgiche il Papa aggiunse incontri con le autorità civili e religiose del luogo e con la popolazione; visitò l’ospedale, l’orfanotrofio, alcune scuole, celebrando messa in una parrocchia periferica della metropoli.

Secondo il segretario Pasquale Macchi, le vivide impressioni scaturite dal viaggio in India diedero spunto al Pontefice per l’elaborazione della sua enciclica Populorum progressio, promulgata nel 1967; e conversando confidenzialmente con l’amico Jean Guitton il Papa parlò del suo viaggio in India ricordandolo come «la rivelazione di un universo sconosciuto». Nella innumerevole folla il Pontefice aveva colto «più forte della curiosità, una simpatia inesplicabile».

L’interesse del Pontefice per l’India aveva radici profonde. Già negli anni giovanili Montini era stato partecipe del “sogno indiano” dell’amico Mariano Rampolla del Tindaro, compagno di studi diplomatici a Roma, omonimo e coltissimo nipote del segretario di Stato di Leone XIII, che — appassionato di storia delle religioni e conoscitore della lingua e della letteratura sanscrite — aveva progettato lungamente un proprio viaggio in India, a scopo missionario.

Ma è soprattutto negli anni milanesi che l’arcivescovo Montini ebbe modo di conoscere in maniera molto approfondita la situazione sociale e religiosa dell’India e intervenire direttamente in soccorso di alcune situazioni di difficoltà e bisogno, come attesta la documentazione conservata nel Fondo Montini dell’Archivio storico diocesano di Milano. L’importanza di adeguati mezzi di locomozione che agevolassero gli spostamenti in territori tanto ampi era quindi ben presente all’arcivescovo Montini, che il 20 luglio 1959, come leggiamo in un suo appunto manoscritto inedito, annotò di aver consegnato a monsignor Pignedoli una somma complessiva di cinque milioni di lire, ricavata dal denaro offertogli l’anno precedente in occasione della sua nomina a cardinale e da un’altra somma pervenutagli da parte della nobiltà, e stabilì che la cifra più cospicua fosse destinata all’India, affinché con due milioni e settecentomila lire potesse essere acquistata a Calcutta, dalle Suore di Carità, una automobile che servisse per l’assistenza ai malati e ai rifugiati, mentre a una chiesa parrocchiale di Nuova Delhi destinò un milione di lire.

Alla luce di questa documentazione si comprendono dunque meglio il senso e il valore, allo stesso tempo simbolico e concreto, dell’inatteso e sorprendente gesto di Paolo VI che, nel 1964, a conclusione della sua visita in India, annunciò di voler regalare la sua automobile a madre Teresa di Calcutta perché la usasse a beneficio dei poveri.

di Eliana Versace

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23 maggio 2018

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