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Un’annata senza sussulti

· Le scelte del Festival di Cannes 2012 ·

Michael Haneke vince con Amour un festival di Cannes unanimemente considerato piuttosto sotto tono, bissando così il successo del 2009 con Il nastro bianco. Altrettanto d’accordo era stata d’altronde la critica nel considerare il film del regista austriaco una delle opere migliori. Un premio importante questa Palma d’oro, anche perché arriva con un lavoro che rappresenta se non una svolta, sicuramente una sfida all’interno di una filmografia peraltro rigorosamente coerente. Autore dallo sguardo freddo e spietatamente obiettivo, Haneke si confrontava infatti qui con l’imponderabilità del dolore per una malattia e per una perdita, e con un amore fra due ottantenni che cerca di superare i limiti dell’età.

Anche l’Italia esce molto bene da questo festival. Oltre alla presidenza della giuria di Nanni Moretti, da sempre trattato bene sulla Croisette, arriva il Gran Premio della Giuria per Matteo Garrone e il suo Reality , il secondo per il regista dopo il grande exploit di Gomorra (2008), ma stavolta molto più inaspettato e controverso.

Il premio della Giuria è andato invece al britannico Ken Loach per The Angels’ Share .

Si dice che gli interpreti di Haneke, Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignant, avrebbero vinto anche loro se un regola palesemente ingiusta non inibisse la vittoria agli attori del film Palma d’oro. Al loro posto hanno alzato il premio Mads Mikkelsen per Jagten del danese Thomas Vinterberg, e, ex aequo, Cosmina Stratan e Cristina Flutur, le due protagoniste di Dupa dealuri del romeno Cristian Mungiu, che si è aggiudicato anche il premio per la sceneggiatura. Il Premio per la regia, infine, è andato al messicano Carlos Reygadas per Post tenebras lux .

Inutile comunque cercare di tracciare linee generali da un festival che sostanzialmente raccoglie la realtà frazionata e caotica del cinema d’autore contemporaneo. La presenza di troppi festival importanti e la perdurante assenza di un’industria americana che faccia da stimolante contraltare, fa sì che questi festival siano come un’enoteca al buio. Può capitarti fra le mani l’annata buona come quella cattiva. Questa se n’è andata senza particolari sussulti, adesso aspettiamo già la prossima.

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