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Un’amicizia segreta

· Giovanni Battista De Rossi e Prosper Guéranger ·

Sabato 22 novembre 1851, festa di santa Cecilia, alle sette e mezza del mattino, il benedettino francese Prosper Guéranger giunse a Roma. Sceso all’albergo Cesari e rasatosi rapidamente, si precipitò nel monastero trasteverino per celebrare messa «nella cripta, accanto alla tomba della cara e gloriosa vergine e Martire» per la quale nutriva una particolare e vivissima devozione. Poco più che quarantacinquenne, Guéranger non era allora un monaco qualunque. 

L’archeologo italiano autore de «La Roma sotterranea cristiana»

Già nel 1833 aveva fatto coraggiosamente rinascere, nell’attuale dipartimento della Sarthe, nella regione della Loira, il diruto monastero di Solesmes, divenendone il primo abate. In pochi anni era così divenuto il restauratore del monachesimo nella Francia scristianizzata dalla Rivoluzione. Martedì 2 dicembre, dopo aver visitato il gesuita Passaglia al Collegio Romano e aver trascorso qualche ora di studio in Biblioteca Vaticana in vista della seconda edizione della sua Histoire de sainte Cécile, a un pranzo in casa di monsignor François-Xavier de Mérode, Guéranger incontrò per la prima volta Giovanni Battista De Rossi.

Il futuro autore de La Roma sotterranea cristiana non aveva ancora trent’anni ma si era già affermato come cultore dell’archeologia cristiana della città. Guéranger considerò subito «preziosa» la conoscenza del giovane studioso, che gli espose «dettagli del più grande interesse sulle iscrizioni cristiane»; decisero di andare insieme, l’indomani, al Cimitero di Pretestato e il sabato successivo ancora in Vaticana, ove avrebbero nuovamente incontrato il primo custode Pio Martinucci, superiore di De Rossi che dal 1844, per interessamento del cardinale Angelo Mai, era «scrittore soprannumerario» nella biblioteca dei Papi. Nacque così, fra De Rossi e Guéranger, una «grande amitié» che si sarebbe rivelata decisiva per entrambi e che curiosamente è rimasta a lungo inavvertita dai biografi di De Rossi fino al 2003, quando il benedettino Cuthbert Johnson ha pubblicato più di un centinaio di lettere scambiate fra i due tra il 1852 e il 1874: da queste ci si rende conto del significato e del valore di una relazione straordinariamente feconda, un’amicizia “segreta” che avrebbe alimentato in entrambi un fuoco inestinguibile, tanto potente quanto dimenticato.

di Paolo Vian

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23 ottobre 2019

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