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Un’amicizia animata
dalla solidarietà

· Nell’ideale legame che unisce le opere di sant’Agostino Roscelli e di san Luigi Orione ·

L’abbraccio espressione dell’amicizia animata dalla solidarietà è l’icona più rappresentativa del bicentenario celebrativo della nascita di sant’Agostino Roscelli, che si è aperto a La Plata nell’agosto 2017 e si protrae fino al 9 maggio 2019. L’evento è stato promosso in Italia, Romania, Canada, Argentina, Cile dove è presente l’Istituto delle Suore dell’Immacolata, con svariate iniziative finalizzate a rinnovare l’interesse per la spiritualità del santo, per attualizzarne la valenza caritativa nel sociale. Le varie realtà della congregazione simbolicamente ed effettivamente si sono abbracciate per compiere un gesto di amicizia, che si specchia intenzionalmente con l’intraprendenza dell’apostolo Paolo In occasione della colletta per la comunità di Gerusalemme.

In questo spirito si è rinsaldata la collaborazione dell’Istituto con l’opera orionina dedicata alla protezione della maternità e dei neonati, sorta all’interno del Piccolo Cottolengo Genovese già nel lontano 2006, cui aderisce l’associazione tortonese «L’abbraccio di don Orione», che per i piccoli nati in criticità interloquisce con i civici reparti ospedalieri di neonatologia. Tramite l’associazione la somma raccolta con il contributo delle comunità religiose immacolatine, dell’onlus Agostino Roscelli - new generation, dell’Asociación Laicos María Inmaculada è stato devoluto per i lavori di ampliamento della struttura di Genova-Quezzi, sede dell’attività affidata alle Piccole Suore Missionarie della Carità, d’intesa per dedicare un’aula nuova proprio a sant’Agostino Roscelli. Oltre il suo valore di cordiale beneficenza l’iniziativa va interpretata all’interno di un esplicito intento emblematico, irradiato dalla santità di don Agostino, che come primo cappellano dal 1874 appartiene alla storia dell’Ospizio dell’Infanzia Abbandonata, attivato nel capoluogo ligure dall’amministrazione provinciale in ottemperanza alle leggi del Regno d’Italia per il mantenimento degli esposti.

Nel 1873 da parte del governo italiano si sollecitava l’amministrazione genovese a sollevare da tale compito la struttura ospedaliera di Pammatone, di cui risultava carente l’operatività e non più ammissibile il sistema della ruota. Nella nuova struttura don Agostino diede assistenza religiosa per più di due decenni fino ai suoi ottant’anni, stilando di suo pugno innumerevoli atti di battesimo e accogliendo i penitenti, collaborativo nel diradare quell’anonimato, a volte schermo della colpa, ancora perseguito nonostante la norma prevedesse la consegna dei neonati non desiderati all’ufficio. L’Ospizio funzionò con la denominazione Ippai fino al 1976, quando subentrarono i servizi sociali comunali, che oggi hanno come altro polmone un volontariato diffuso ed efficiente. Potrebbe dirsi suo equivalente nei secoli passati la beneficenza genovese, tenace come l’operosità e la generosità dei suoi protagonisti nobili e popolani, laici ed ecclesiastici.

Per raccontarla è valido argomento la storia della struttura di Quezzi, sede de «L’abbraccio», cominciando dall’anno 1902, ultimo della vita di don Roscelli, antesignano per don Orione della sua vicenda di fondatore nella città marinara, quando Tomaso Canepa decise di donargli casa e terreno su quelle alture verso il ponente cittadino, dove nell’altalenare di un ventennio fu attivata una sezione del Piccolo Cottolengo, che per breve tempo collaborò anche con il Patronato Minorenni. In questa sede a distanza di un secolo è avvenuto idealmente l’incontro di sant’Agostino Roscelli con san Luigi Orione, come stanno a testificare le loro immagini stampate, appese alle pareti della cappella il 16 maggio 2018 al termine di una speciale celebrazione.

Se la storia non parla di un altro incontro, quand’anche fortuito, è però plausibile, stante la documentata e duratura familiarità di Canepa con i due sacerdoti e la sua propensione a creare reti di conoscenze a sostegno di un’azione caritativa condivisa. Nato nel 1842 a San Martino d’Albaro, Tomaso attesta di aver ricevuto l’iniziazione cristiana da don Roscelli, che «dava tanto buon esempio ai fedeli con quel raccoglimento sì interno che esteriore», al punto di non trovare in lui «difetto alcuno» e di sapere dell’amicizia intensa di lui con don Frassinetti, entrambi in contatto con don Montebruno direttore degli Artigianelli di Genova. In questa Opera Pia, Tomaso poco più che ventenne e il padre Maurizio furono maestri nel laboratorio di calzoleria dal 1866, quando già da alcuni anni don Roscelli vi era coadiutore. Scorriamo fino al 1898, passati tre anni dalla scomparsa di don Montebruno, don Roscelli era gravemente compromesso in salute, Tomaso, già passato ad altro impiego, strinse amicizia con don Orione, ospitando negli anni successivi presso il suo domicilio le timide primizie del Piccolo Cottolengo Genovese, finché dopo la sua scomparsa del 1930 anche questa proprietà fu donata dagli eredi a don Luigi.

Il breve spaccato storico, dunque, rimanda all’ampio panorama di relazioni e iniziative che seppero incentivare o assumersi nell’aperta e accesa dialettica tra Stato e Chiesa, a contatto con le emergenze sorte a Genova prima e dopo l’unità nazionale, vale a dire l’istruzione di base popolare, che impattava successivamente col fenomeno proletario e migratorio, e il supporto alle condizioni di marginalità diffuse dai neonati agli anziani. Seppero interpretare la svolta in atto circa il ruolo delle donne nella società, facendole protagoniste di iniziative di promozione sociale, mentre le accompagnavano come guide spirituali, assistendo don Roscelli la Pia Unione delle Figlie di Maria e don Orione le Dame della Carità, fino a diventare fondatori di congregazioni femminili.

Le biografie tramandano una serie di contatti, che i due fondatori intrattennero con le esponenti delle principali famiglie di benefattori genovesi. Un’interessante corrispondenza attesta il legame di don Orione con Giuseppina De Ferrari Gambaro dovuto a Maria, sua figlia consacrata secolare, rinomate nel circolo della beneficenza nella sana tradizione del loro casato, l’una secondogenita e l’altra nipote di Antonietta Celesia De Ferrari, madre della fondatrice del monastero delle Adoratrici perpetue di Genova, conoscente di don Roscelli. Egli aveva ricevuto da Celesia sovvenzioni per le sue opere, riscuotendo da lei deferente stima, avvalorata dalla costanza umile nel presentarle le necessità rilevate nell’operare misericordioso, per cui era benemerito, tanto che Giuseppina De Ferrari lo favorì a sua volta. Don Orione dunque trovò una rete di sostenitori nella quale entrò per ricevere e talora per sovvenire se la fortuna mutevole trasformava i facoltosi in bisognosi, compiendo lo stesso servizio di carità che pochi decenni prima era esercitato proprio da don Montebruno. Le opere di misericordia di questi santi traboccavano dalla fiducia incrollabile nella Provvidenza, per cui era possibile la prossimità con le necessità e le sofferenze provocate nel tessuto sociale, ad esempio da ultimo in anni più recenti dal fenomeno dell’emigrazione italiana, nuovo spazio di carità per le famiglie religiose orionina e immacolatina specialmente in Argentina. In quella terra la venerazione per i due santi fondatori è stata sollecitata dalla peregrinazione delle reliquie, di don Orione nel 1985 al compimento del sessantennio del Piccolo Cottolengo Genovese, di don Roscelli nel 2018 nel bicentenario della nascita. Gli oggetti appartenuti al santo sono stati ricevuti a La Plata alla presenza delle delegazioni di tutte le comunità argentino-cilene dell’Istituto dell’Immacolata e da rappresentanti del del governo con grande festa. Hanno fatto tappa nelle province di Buenos Aires, Santa Fé, Cordoba, Mendoza e San Juan, per giungere in Cile a Santiago.

di Valeria Corti

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