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Un’amara domenica
per i credenti
dello Sri Lanka

· Per motivi di sicurezza chiese chiuse e divieto di indossare il velo integrale per le donne islamiche ·

Candele accese a Colombo in memoria delle vittime degli attentati di Pasqua (Reuters)

Gli attacchi di Pasqua «sono un insulto all’umanità». Queste le parole espresse dall’arcivescovo di Colombo, il cardinale Malcolm Ranjith, nell’omelia pronunciata durante la messa celebrata domenica 28 aprile in una cappella della sua residenza, cui hanno preso parte anche il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, e il primo ministro, Ranil Wickremesinghe. Si è trattato di una delle poche celebrazioni che domenica si sono potute tenere nel paese, vista le direttive prese a tutela della sicurezza dei cristiani. Intanto, a otto giorni dagli attacchi dinamitardi nelle chiese cristiane di Sant’Antonio a Colombo e di San Sebastiano flagellato a Negombo, nella chiesa protestante di Sion a Batticaloa e in tre lussuosi hotel della capitale, costati la vita a 253 persone, con 500 feriti, il governo dello Sri Lanka ha anche emanato la proibizione, per le donne islamiche, di indossare veli integrali. Il divieto è stato esteso anche a qualsiasi capo di vestiario che possa ostacolare l’identificazione della persona. Le restrizioni, varate dal governo in questi giorni, palesano il timore di nuovi attacchi, nonostante la campagna di arresti a tappeto in tutto il paese. Tra venerdì e sabato, la polizia singalese ha fatto irruzione in una casa a Kalmunai, piccola cittadina sulla costa orientale dell’isola, dove era stato segnalata una base di terroristi. Nello scontro a fuoco e nell’esplosione suicida susseguente, hanno perso la vita, oltre ai tre attentatori suicidi, tre donne, sei bambini e sette uomini, fra cui un civile. L’agenzia del sedicente stato islamico (Is), Amaq, ha comunicato attraverso i suoi canali la morte dei suoi militanti, mentre gli agenti della polizia hanno proseguito i controlli in tutta la provincia. Gli agenti hanno effettuato controlli specialmente nell’area orientale del paese, dove sono state rinvenute enclave estremiste. La città di Kattankudy, cinque chilometri a sud di Batticaloa, ha dato infatti i natali a Mohamed Zaharan, la presunta “mente” delle stragi morta nell’attentato suicida all’Hotel Shangri-La.

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21 agosto 2019

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