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Un’altra strage in un campus

· Obama torna a lamentare la facilità di procurarsi armi da fuoco negli Stati Uniti ·

«È duro da comprendere perché simili tragedie continuino ad accadere. Purtroppo, viviamo in mezzo a una cultura che non apprezza la dignità e la sacralità di ogni vita». Così si esprime l’arcivescovo di Portland, in Oregon, monsignor Alexander King Sample, in un messaggio di cordoglio per la strage perpetrata ieri mattina nel campus dell’Umpqua Community College di Roseburg, appunto nell’Oregon, dove il ventiseienne Chris Harper Mercer ha ucciso nove persone e ne ha ferite sette, prima di essere a sua volta ucciso dagli agenti di polizia intervenuti.

Veglia di preghiera nel campus teatro della strage (Afp)

Si è trattato della 45ª sparatoria in una scuola o in un campus universitario statunitensi e la strage, oltre a suscitare sgomento nel Paese, ha spinto il presidente Barack Obama a tornare sull’annosa questione della facilità con la quale negli Stati Uniti si può entrare in possesso di armi da fuoco. «Chiedo agli americani di pensare a come cambiare la legge sulla vendita delle armi», ha detto il presidente in un messaggio alla Nazione dopo questa ennesima strage. «Quando gli americani rimangono uccisi in alluvioni e uragani, noi lavoriamo per rendere le nostre comunità più sicure. Quando gli americani rimangono uccisi nelle miniere, lavoriamo per rendere le miniere più sicure. Noi abbiamo un Congresso che addirittura blocca la raccolta di dati su come potremmo potenzialmente ridurre le morti derivanti da armi da fuoco», ha aggiunto Obama, lamentando ancora una volta che gli Stati Uniti siano «l’unico Paese avanzato che registra queste stragi ogni pochi mesi e dove non è possibile varare una legge di buon senso sulle armi da fuoco».

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20 novembre 2019

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