Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un'altra Betlemme

· ​Sulle orme del viaggio della Sacra Famiglia in Egitto ·

Secondo la testimonianza del patriarca di Alessandria, Teofilo (385-412) risale al i secolo la fondazione sul Monte Qusqam (Assiut, Medio Egitto) di un santuario-martyrium dedicato alla Vergine, eretto sul luogo dove la tradizione vuole abbia dimorato la Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto. 

Mikhâïl Al-Dimachqi, «La fuga in Egitto» (1740, particolare) chiesa dei Santi Costantino ed Elena a Yabrud in Siria

Non a caso infatti lo stesso Cirillo di Gerusalemme (IV secolo) ricorda nelle sue omelie come «l’Egitto è testimone perché accolse il Signore, ancora bambino, corporalmente». Particolarmente significativo è che si attribuisca a Gesù la concessione per l’intercessione della madre, di una particolare grazia — sul tipo delle indulgenze della Porziuncola — a coloro che avrebbero visitato questo santuario. E sul luogo di questo antico luogo santo, dove la Famiglia trovò rifugio per sei mesi e cinque giorni durante la sua fuga, è stato fondato nel IV secolo un monastero dedicato alla Vergine Maria: Deir al-Muharraqa, nel deserto occidentale a nord di Assiut, noto anche come il monastero del monte Qosqam. 

Ancora oggi pellegrini da tutto l’Egitto vanno al monastero di Deir al-Muharraqa per celebrare il soggiorno della Santa Famiglia.
E questo luogo di pellegrinaggio è così noto che ha ispirato gli etiopi a chiamare Dabra Qasqam una chiesa costruita a metà del xviii secolo a nord-ovest della città di Gondar. A parlarci di questo soggiorno è papa Teofilo nel Sermo de ecclesia Sanctae Familiae in Monte Qusqam. In questo testo si legge che la Santa Famiglia visitò la città di Qosqam (oggi al-Qusiya). L’omelia ricorda l’imperatore Teodosio il Grande che mandò il patriarca Teofilo in Medio Egitto per confiscare i tesori dei templi e usarli per la costruzione di chiese. Sulla strada di ritorno verso Alessandria, Teofilo si ferma a pregare. Durante la notte, il patriarca ha una visione dove la Vergine gli racconta il soggiorno della Santa Famiglia in Egitto durato tre anni, cinque mesi e tre giorni.
E proprio al viaggio della Santa Famiglia nella terra di Kemet — Egitto in lingua geroglifica — è stato dedicato un nuovo itinerario turistico, da affiancare a quello classico delle antichità faraoniche, promosso dal governo del Cairo insieme al patriarcato della chiesa copta ortodossa. «Un itinerario che è per tutti gli egiziani — ha detto il ministro del Turismo, Hisham Zaazou — e il luogo scelto per la presentazione di questo percorso turistico lo dimostra: nel vecchio Cairo, al Fustat, dove si trovano la moschea più antica di tutto l’Egitto, la sinagoga Ben Ezra e le chiese più antiche del Paese. Perché l’Egitto da sempre ha accolto tutti in pace».
Davanti a un pubblico numeroso e a rappresentanti della chiesa cattolica e di molte chiese orientali — dalla caldea alla siriaca-ortodossa, alla melkita, alla armena, alla greca ortodossa e alla maronita — e di diversi ministri da quello della cultura a quello degli esteri, nel giardino del museo copto accanto alla fortezza romana di Babilonia, si è infatti tenuta la cerimonia di inaugurazione di questa nuova iniziativa che mette insieme turismo, cultura e devozione. «Un luogo di dialogo delle religioni» lo ha definito il primo ministro, Ibrahim Mahlab.
E «Gesù è stato il primo turista che ha visitato l’Egitto nel i secolo», ha aggiunto papa Tawadros II. L’itinerario, come dicevamo, ripercorre i luoghi dove ha trovato rifugio la Santa Famiglia durante la sua fuga a causa della persecuzione di Erode. Un viaggio duro, faticoso e pericoloso che Maria e Giuseppe insieme al piccolo Gesù hanno fatto partendo dalla Palestina e arrivando fino ad Assiut in Medio Egitto.
Oggi di questo viaggio compiuto risalendo il corso del Nilo e che rappresenta le origini della cristianizzazione del Paese abbiamo notizie grazie alla tenacia della tradizione orale copta — definita da papa Shenouda III come “scolpita nella roccia” — ma anche grazie a testimonianze scritte come il Vangelo arabo dell’infanzia la Visione di papa Teofilo e all’omelia Sulla chiesa della Roccia di Timoteo Euloro (patriarca di Alessandria nel 457-460 e 475-477).
Fu un viaggio lungo e difficile. Da Betlemme verso il Sinai, passando per al-Arish, considerata la porta d’Egitto, e giungendo a Tell al-Farama, l’antica Pelusium all’altezza di Suez. 

di Rossella Fabiani

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 settembre 2018

NOTIZIE CORRELATE