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Un'alleanza nuova

La vicinanza tra Chiesa e arte è antica. Quasi come la tradizione cristiana alla quale, però, le diverse espressioni artistiche sono storicamente legate più che non a qualsiasi altro mondo religioso. E tuttavia questa prossimità, maturata già nella tarda antichità, si è affievolita nel corso dell'Ottocento, fino a tramutarsi spesso in lontananza nel Novecento e più ancora oggi, quando la bellezza disinteressata «ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi», come notava Hans Urs von Balthasar citato da Benedetto XVI davanti agli artisti riuniti nella Cappella Sistina.

Là dove Paolo VI nel 1964 propose agli artisti di rilanciare un'alleanza che aveva lasciato frutti durevoli nel corso di quasi venti secoli, il suo attuale successore ha di nuovo invitato donne e uomini d'arte — di Paesi, culture e religioni diverse, «forse anche lontani da esperienze religiose, ma desiderosi di mantenere viva una comunicazione con la Chiesa cattolica» — all'amicizia, al dialogo, alla collaborazione. Rinnovando l'invito in un luogo carico di simboli come la Sistina, dove ha risuonato e di frequente risuona la musica al servizio della liturgia, cioè di Dio, la «fonte di ogni altra bellezza» intravista da sant'Agostino.

Sulle tracce del suo predecessore Giovanni Paolo II — «anch'egli artista» che agli artisti volle indirizzare un solenne documento papale — e con la stessa apertura mostrata da Paolo VI, senza nascondersi le attuali difficoltà, il Papa ha riproposto l'alleanza di un tempo: «Noi abbiamo bisogno di voi», perché se «voi siete amici della vera arte, voi siete nostri amici». Parole contenute nel messaggio del concilio Vaticano II agli artisti. Sì, perché la bellezza, come la verità, infonde gioia nel cuore degli uomini. E dunque vale la pena un'alleanza tra i custodi della bellezza e quanti, nell'umile quotidianità, sono chiamati a testimoniare e a servire la verità.

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20 ottobre 2019

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