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​Un’ala di riserva

Tra le bianche pietre a forma di gradinate che circondano la lapide di don Tonino Bello, nel cimitero salentino di Alessano, Papa Francesco ha pregato in silenzio venerdì mattina, 20 aprile, nella prima tappa della visita ai luoghi del vescovo pugliese morto in questo stesso giorno di venticinque anni fa a soli cinquantotto anni.

Una sosta in privato ricca di significato quella del Pontefice nel piccolo camposanto baciato dal sole e sferzato dal vento. Qui, in questo paesino, quasi all’estrema punta della Puglia, don Tonino nacque l’8 dicembre 1935. E qui volle essere sepolto nel 1993, proprio accanto a sua madre Maria, che il Papa ha ricordato citandola nel suo discorso e visitandone la tomba. Ma è soprattutto su quella del presule amico dei poveri che il Pontefice ha pregato a lungo, deponendo un mazzo di fiori bianchi e gialli sulla lastra di marmo che reca la semplice scritta: «Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi». Dove l’appartenenza all’ordine di san Francesco viene prima ancora della dignità episcopale, quasi a voler sottolineare la scelta della povertà a regola di vita.

E’ stata festa grande per questo paese in cui ogni anno centinaia di persone vengono a pregare su quella tomba. Vengono a trovare un pastore che ha fatto della non violenza, del no alla guerra e della radicalità del Vangelo il proprio stile episcopale. In questa occasione storica, hanno fatto la fila fin dalla notte per poter vedere e salutare il Papa. Tra quanti hanno potuto incontrarlo da vicino alcuni familiari di don Tonino: fra loro i due fratelli viventi Trifone e Marcello, e il nipote Stefano. Quest’ultimo aveva vent’anni quando suo zio, il 20 aprile 1993, è morto. Ha ancora impresse nella memoria le ultime parole che gli disse prima di morire: «Conduci una vita onesta e aiuta sempre i poveri, perché ciò ti riempirà il cuore di gioia». 

dal nostro inviato Nicola Gori

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21 novembre 2019

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