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Un'agenzia di stampa cattolica  per il continente africano

· Sarà operativa tra un anno ·

La Chiesa cattolica africana si doterà di un'unica, grande, agenzia di stampa per tutto il continente. È quanto deciso all'incontro svoltosi nei giorni scorsi a Nairobi (Kenya), organizzato dal Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam) in collaborazione con il Consiglio dei media cattolici (Cameco).

«Abbiamo stabilito un anno di tempo — ha dichiarato all'agenzia Fides, Benedict Assorow, direttore delle comunicazioni del Secam e membro del Central working group, incaricato di progettare e realizzare la nuova agenzia — per delineare il piano finale per l'avvio della nuova agenzia».

Gli altri componenti del Central working group sono padre Patrick Alumuku e André Quenum. È stato inoltre costituito un comitato finanziario e di raccolta fondi presieduto da padre Roger Tessier dell'agenzia Catholic information service for Africa (Cisa) di Nairobi.

«Il seminario di Nairobi — ha sottolineato Assorow — è il punto di arrivo di un percorso avviato tre anni fa, nel 2007, quando iniziammo a discutere la progettazione e la costituzione di un'unica agenzia giornalistica cattolica per tutta l'Africa, grazie anche al contributo portato dai giornalisti dell'agenzia di stampa cattolica, Ucanews».

«Oggi la comunicazione — ha affermato monsignor Alfred Kipkoech Arap Rotich, ordinario militare per il Kenya e presidente della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale — è considerata come il primo aeropago del mondo moderno che sta unificando l'umanità trasformandola in un vero e proprio villaggio globale. Così, noi, come comunicatori cattolici ci aspettiamo e vogliamo promuovere e rendere efficace la cooperazione per lo sviluppo pacifico e integrale del nostro continente».

Monsignor Rotich ha anche spiegato che «i comunicatori devono fornire informazioni che consentano a tutte le persone di prendere le giuste decisioni su come rispondere ai conflitti e alle sfide» e ha esortato i media cattolici dell'Africa a collaborare tra di loro per creare maggiori sinergie utili al raggiungimento di un obiettivo comune.

Il presidente della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale del Kenya ha sottolineato i tanti pericoli di un mondo dell'informazione dominato dalla tecnologia, che rischia di mettere in secondo piano i valori umani.

«Viviamo in un mondo che è sempre più interconnesso — ha aggiunto il sacerdote — una società globale di interazioni comunicative, di scambi e condivisione delle informazioni che stimolano profonde trasformazioni culturali. Il termine “villaggio globale” rappresenta solo il progresso tecnologico, lasciandosi alle spalle le relazioni umane globali». Monsignor Rotich ha quindi ammonito a non dimenticare e a sottovalutare i pericoli derivanti dal cattivo uso del potere mediatico.

Padre Janvier Marie Gustave Yameogo, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha sottolineato che «vi sono diverse iniziative comuni in tutta l'Africa. Agenzia di stampa come la Dia di Kinshasa e la Cisa di Nairobi stanno lavorando molto bene. Ma vi sono troppe poche interazioni e nessuna collaborazione tra queste iniziative. Questa frammentazione — ha concluso — è la nostra maggiore debolezza. Occorre lavorare per colmare queste lacune. Come Chiesa dobbiamo condividere le nostre storie attraverso il collegamento in rete».

La Catholic continental news agency for Africa — si legge in un comunicato pubblicato alla fine della riunione — è stata fondata per far udire «l'autentica voce dell'Africa», in accordo con l'esortazione di Papa Benedetto XVI per la seconda assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi, tenutasi a Roma nell'ottobre del 2009 e le proposizioni finali dell'assemblea. In particolare la proposizione n.56 richiede «una presenza aumentata della Chiesa nei mezzi di comunicazione sociale; la rete di centri audio-visivi, case pubblicistiche e centri mediatici; la preparazione professionale e la formazione etica dei giornalisti per promuovere una cultura di dialogo che eviti divisione, sensazionalismo, informazione scorretta e offensiva trivializzazione della sofferenza umana, comportamenti che possono turbare l'armonia e la pace nella società e delle comunità; l'uso dei media moderni per diffondere il Vangelo e i frutti del Sinodo attuale, per l'educazione dei popoli africani alla verità, a la riconciliazione e alla promozione di giustizia e pace; lo sviluppo di reti satellitari, con il coordinamento dell'Organo mediatico del Secam per servire la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa e l'organizzazione di commissioni per le comunicazioni diocesane, nazionali e regionali con personale competente per aiutare la Chiesa a esercitare il suo ministero profetico nella società».

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