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Una voce pacata e obbiettiva

· Il documento finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ·

«Dobbiamo fermarci in tempo. Prima che questo disastro antropologico degeneri ancora di più». È l'appello lanciato questa mattina dal segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, in occasione della presentazione del documento finale del Consiglio permanente che si è svolto ad Ancona. Il presule ha insistito sul concetto di «disastro antropologico», riprendendo un'espressione già usata dal cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio permanente. Un disastro — spiega il vescovo Crociata — «che riguarda tutti, nessuno escluso», anche se «chi ha maggiori responsabilità ha un maggiore impegno a risultare esemplare nel suo comportamento, nella sua vita, affinché le giovani generazioni crescano secondo un modello di autentica riuscita, di reale e morale umanità». In ogni caso, è troppo facile, ha proseguito il presule, «indignarsi senza coinvolgersi. Il nostro invito alla pacatezza non è un invito a lasciar marcire le cose ma a parlarne con uno sforzo di oggettività e con la volontà di risolvere i problemi, ognuno secondo le responsabilità che gli competono». Ha continuato il vescovo Crociata: «La coscienza dei problemi che a vari livelli viviamo nel Paese credo che debba esortare a cercare quella pacatezza e quell'equilibrio di giudizio che è richiesto tanto più quando il clima si fa, per ragioni oggettive, più teso». Ha spiegato ancora il presule: «Finché la ricerca del bene comune del Paese viene strumentalizzata, rimane tacciabile di essere difesa di parte, credo che si prolunghino le difficoltà a prendere in mano la situazione. C'è invece necessità di superare questo clima di rissa e di conflittualità. Anche perché, come ha detto già il cardinale Bagnasco, da certe situazioni, comunque vadano a finire, nessuno esce bene». Per queste ragioni — ha aggiunto il vescovo — «ritengo che noi abbiamo, soprattutto nelle nostre responsabilità di pastori della Chiesa, il dovere di continuare a mantenere questa pacatezza e questo equilibrio», la «serenità che fa vedere lucidamente e che ci fa capire cosa fare». Quella del «che fare», spiega il segretario generale della Cei, «è una domanda legittima ma che riguarda tutti». Il «disastro morale» ravvisabile nel Paese richiede allora la serenità necessaria per arrivare a una visione che non sia «parziale», perché il disastro antropologico riguarda ognuno di noi «attraverso l'abbassamento della tensione morale, della rinuncia alla ricerca di ciò che è bene, di ciò che è giusto», del bene comune. Il richiamo a questo valore è una costante del magistero della Chiesa: anche quando sembra occuparsi principalmente di alcune grandi questioni, come i valori non negoziabili, quale la difesa della vita dal suo concepimento alla sua fine naturale, essa vede attraverso la loro disattesa «anche la disattesa di temi che toccano l'identità dell'uomo, strettamente legata alle responsabilità e alle esigenze proprie della vita sociale. Non c'è — ha spiegato il presule — separazione. C'è un guardare insieme che stabilisce una gerarchia ma non nega la gravità del mancare alle esigenze di tipo sociale». Fra queste rientra certamente la necessità di mantenere l'unità e l'equilibrio economico del Paese. Da questo punto di vista — ha detto il segretario generale della Cei — «il federalismo rappresenta un banco di prova significativo», affinché non si producano provvedimenti che possono aggravare «divaricazioni» nel territorio: «Auspichiamo quindi che l'attività legislativa in essere arrivi a soluzioni che evitino questi effetti. Fatta salva la necessità di contemperare il dovere civico» di non attendersi solamente risorse dal centro.

Nel corso dei lavori ad Ancona, i presuli, oltre all'esame della prolusione del cardinale presidente, si sono soffermati sull'approvazione del documento conclusivo della Settimana sociale di Reggio Calabria e su una ricognizione effettuata sulle scuole cattoliche di formazione politica esistenti sul territorio. Riguardo a quest'ultimo tema — ha spiegato il vescovo Crociata — si è verificato come ci sia stata, a partire dagli anni Novanta, «una caduta di attenzione». I giovani cattolici però, «come hanno testimoniato diversi vescovi», mantengono una grande disponibilità a impegnarsi in questo campo. Una parte dei lavori è stata poi dedicata anche allo studio di una relazione approfondita sui problemi legati alla formazione dei nuovi sacerdoti, oggi, rispetto al passato, formazione anche umana, oltre che spirituale e teologica, data l'età di quanti si avvicinano a questo cammino. Il tema dell'educazione, «ambito delicatissimo», è stato lo sfondo di tutti i lavori del Consiglio. In collegamento con gli Orientamenti pastorali per il decennio, i vescovi hanno individuato il tema principale della prossima assemblea generale della Cei, che si terrà a Roma dal 23 al 27 maggio: «Introdurre e accompagnare all'incontro con Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell'educazione alla fede».

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